Dopo decenni di storia, Sonsbeek torna ad Arnhem con la sua tredicesima edizione, confermandosi una delle rassegne artistiche più longeve e significative d'Europa. Nata nel 1949 in una città ancora lacerata dalle ferite della Seconda guerra mondiale, la manifestazione rappresentava allora un tentativo concreto di restituire ai cittadini olandesi gli spazi pubblici e ricostruire la coesione sociale attraverso l'arte. A quasi ottant'anni di distanza, quella missione originaria rimane straordinariamente attuale.
Dal 12 luglio all'11 ottobre il prestigioso parco olandese ospiterà un'ampia selezione di opere commissionate ad artisti internazionali. Alla guida di questa edizione troviamo il direttore Orlando Maaike Gouwenberg insieme alle curatrici Amira Gad e Christina Li, che hanno scelto il titolo provocatorio "Non ho bisogno di un giardino, condivido un parco". Lo slogan, ripreso dal collettivo di street art Loesje attivo da decenni ad Arnhem, sintetizza il concetto fondamentale della rassegna: il passaggio dalla dimensione privata e chiusa del giardino alla sfera pubblica e inclusiva del parco come spazio di coesistenza.
Secondo Christina Li, uno dei fulcri concettuali della mostra ruota proprio intorno a questa consapevolezza collettiva: trovarsi in uno spazio aperto significa riconoscere la presenza di altri, non soltanto di altre persone ma di altre specie e dell'intero ecosistema che ci circonda. "Una volta che sei in un parco, diventi consapevole delle altre presenze. Devi coesistere. Forse non siamo nemmeno al vertice della piramide. Questo apre molte domande fondamentali", spiega la curatrice.
L'edizione 2026 spazia ben oltre le semplici installazioni sparse tra gli alberi: il progetto coinvolge l'intero tessuto urbano di Arnhem con interventi distribuiti in diverse sedi del centro e in partnership con istituzioni culturali locali come il Museum Arnhem, il Museum Bronbeek, Omstand, Rozet e POST. Completano l'esperienza performance live, proiezioni cinematografiche, panel pubblici e conversazioni con gli artisti, creando un dialogo costante tra pubblico e creatori.
Ciò che distingue Sonsbeek dalle altre rassegne d'arte contemporanea è l'invito esplicito rivolto ai visitatori di non assumere un ruolo passivo da osservatori. Piuttosto, sono incoraggiati a partecipare attivamente alla costruzione di significato, trasformando l'atto stesso di ricordare e riflettere in un'esperienza collettiva e condivisa. In questo senso, il parco diventa non solo una sede espositiva ma uno spazio di negoziazione dei valori comuni e della memoria pubblica, esattamente come era nei propositi originari del 1949.