Carrodano, un piccolissimo centro abitato della Liguria con poco più di 460 residenti, si trova al centro di una storia curiosa e controversa che riguarda i sistemi di controllo del traffico. Il Comune ha incassato complessivamente 770mila euro dalle sanzioni per eccesso di velocità, una cifra impressionante se rapportata alla dimensione demografica del territorio.
L'origine di questo cospicuo introito è riconducibile a un unico autovelox posizionato sulla strada provinciale 566, che attraversa la zona. Questo dispositivo opera continuativamente e genera un flusso costante di sanzioni ai danni degli automobilisti che percorrono quella strada senza rispettare i limiti di velocità previsti. Con il 2025 ancora in corso, le proiezioni suggeriscono che ogni abitante di Carrodano corrisponda, in media, quasi 1.700 euro generati da questo sistema di controllo.
La questione solleva interrogativi interessanti sulla gestione della sicurezza stradale e sulla modalità con cui le amministrazioni locali si finanziano attraverso i ricavi derivanti dalle infrazioni. Da un lato, il controllo della velocità rappresenta indubbiamente uno strumento legittimo per tutelare l'incolumità degli utenti della strada. Dall'altro, una cifra così massiccia in un contesto così ristretto alimenta il dibattito sulla proporzionalità e sulla reale utilità di concentrare un simile dispositivo in una zona specifica.
La strada provinciale 566 rappresenta chiaramente un corridoio di traffico significativo nonostante la piccola dimensione del comune che la attraversa. Probabilmente collegando zone più popolate o rappresentando un percorso alternativo di scorrimento, attira un numero considerevole di veicoli, determinando così il rilevante volume di sanzioni registrato.