Una storia di violenza ingiustificata e conseguenze devastanti quella che emerge dall'aggressione avvenuta nella metro di Milano lo scorso 12 luglio. Una ragazza di 22 anni è stata colpita con un coltello al volto dalla fermata Duomo da parte di Mohammed Saidi, un 27enne di nazionalità algerina attualmente detenuto. L'episodio ha lasciato segni permanenti, sia fisici che psicologici, sulla giovane, che si trovava semplicemente in transito verso la stazione Centrale dopo una giornata di lavoro.
Secondo il racconto fornito alla stampa, lo scontro è degenerato in pochi secondi per un motivo futile. La donna sostiene di essere stata avvicinata dall'uomo con fare aggressivo, che le ha chiesto con tono ostile perché lo stesse guardando. Negando di averlo fatto, la situazione è rapidamente precipitata: insulti, spinte e infine un pugno in faccia. Quando la vittima ha minacciato di contattare le forze dell'ordine, l'aggressore ha estratto un coltello e l'ha colpita deliberatamente. I medici hanno confermato che la ferita lascerà cicatrici molto probabilmente indelebili.
«Mi ha rovinato completamente la vita. Come potrò uscire di casa con questa faccia? Come riuscirò a trovare lavoro?» sono le domande angosciate che la giovane si pone ora in una intervista al Corriere della Sera. Le sue parole rispecchiano non solo il trauma dell'accaduto, ma anche le concrete difficoltà materiali che dovrà affrontare. La 22enne è originaria di Meknes, in Marocco, e ha scelto di trasferirsi in Italia tre anni fa con un obiettivo preciso: guadagnare denaro per mantenersi e aiutare la madre, che soffre di problemi cardiaci. Un percorso che l'ha vista dormire in strada fino a un anno fa, prima di riuscire a trovare un posto letto in affitto in via Padova pagando 400 euro mensili.
Nel corso degli anni milanesi, la giovane ha provato diversi mestieri: barista, addetta alle pulizie, badante e parrucchiera. Lavori precari e mal retribuiti che le hanno permesso comunque di sopravvivere e inviare qualcosa alla famiglia. Ora, con il volto sfregiato e il trauma dell'aggressione, la prospettiva di continuare a lavorare appare molto più complessa. Gli investigatori hanno descritto l'accaduto come una «violenza di straordinaria gravità che ha leso profondamente la dignità della vittima». L'arresto di Saidi è stato convalidato dalle autorità giudiziarie, che lo ritengono pericoloso e capace di reiterare comportamenti analoghi.