Il cinema d'arte scopre ancora una volta il fascino dei grandi maestri europei. Dopo aver conquistato il pubblico e la critica con il documentario su Hieronymus Bosch, il regista spagnolo José Luis López-Linares torna dietro la macchina da presa con una nuova impresa ambientosa: "L'ombra di Goya", un docu-film che ha già fatto parlare di sé alla 75esima edizione del Festival di Cannes. L'opera andrà in onda su Sky Arte giovedì 16 luglio, portando sugli schermi una prospettiva inedita sulla figura del pittore dissacrante che ha segnato la storia dell'arte spagnola tra il 1746 e il 1828.

A firmare la sceneggiatura troviamo due nomi prestigiosi: Jean-Claude Carrière, storico collaboratore di Luis Buñuel nonché sceneggiatore, scrittore, attore e regista, insieme a Cristina Otero Roth. López-Linares ha voluto circondare il progetto di un team eterogeneo composto da ben dodici esperti provenienti da discipline diverse, tra cui spicca la figura dell'artista statunitense Julian Schnabel. Questa scelta rispecchia l'ambizione dichiarata del regista: restituire la complessa e sfaccettata produzione artistica di Goya in tutta la sua articolazione multidimensionale.

Nella presentazione del lavoro, López-Linares ha rivelato il metodo dietro questa operazione culturale: "Abbiamo percorso i luoghi dove Goya ha creato le sue opere. Carrière ha condiviso riflessioni profonde su ciò che questi spazi, queste tele e l'atmosfera che li circonda gli suggerivano. La sua competenza era enciclopedica e le sue considerazioni sempre vivaci. Come regista, mi comporto come un archeologo dotato di sensibilità, come un osservatore che propone emozioni e significati nascosti dietro ogni scoperta. Il nostro approccio è stato quello di scavare dentro le Pitture nere di Goya per scoprire cosa si cela dietro."

Questa dichiarazione sintetizza perfettamente l'ambizione del docu-film: non una semplice retrospettiva biografica, ma un'indagine profonda nel cuore oscuro della visione goyesca, particolarmente focalizzata sui suoi ultimi e più inquietanti lavori. Il documentario si propone dunque come un'esperienza immersiva dove l'arte diventa urgenza conoscitiva e ricerca spirituale, elemento che spiega il successo ottenuto durante la presentazione a Cannes e che promette di appassionare gli spettatori di Sky Arte.