Mick Jagger torna a far parlare di sé, questa volta con un affondo che suona come una frecciatina a Bruce Springsteen. Durante un'intervista al podcast del New York Times con David Marchese, il frontman dei Rolling Stones ha espresso il suo credo sulla missione di un musicista durante un concerto: intrattenere il pubblico, non trasformare il palco in un pulpito.
La dichiarazione del leggendario artista britannico è netta e senza compromessi. «Il mio compito è far sì che le persone si divertano al massimo durante uno spettacolo», ha spiegato Jagger. «Per due ore, o il tempo che sia, voglio che dimentichino i loro problemi, i debiti, le preoccupazioni del mondo. Il mio obiettivo è regalar loro il miglior momento possibile. Non posso certo stare a fare prediche dal palco». Una posizione che rappresenta una visione completamente opposta a quella del The Boss, che da sempre ha utilizzato i suoi concerti come tribuna per messaggi sociali e politici.
Springsteen, infatti, non ha mai nascosto la sua volontà di trasformare lo spettacolo dal vivo in occasione di denuncia civile. Durante il recente «Land of Hope and Dreams Tour», il cantante del New Jersey ha pronunciato dichiarazioni esplicite contro l'amministrazione Trump, affermando che «questa Casa Bianca sta distruggendo l'ideale americano e la nostra reputazione nel mondo». Un approccio radicalmente diverso da quello che propone Jagger, il quale sostiene che il pubblico sappia autoregolarsi nel modo di godere dello spettacolo, indipendentemente dal grado di entusiasmo manifestato.
Il dibattito tocca questioni profonde sulla responsabilità dell'artista contemporaneo. Anche Francesco De Gregori ha recentemente commentato la questione durante la presentazione del suo progetto «Nevergreen» al Teatro Out Off di Milano, confessando un certo imbarazzo davanti ai colleghi che si schierano in modo così netto su tematiche internazionali. Il cantautore romano ha persino messo in discussione la necessità che Springsteen dichiarasse pubblicamente la sua contrarietà al tycoon americano.
Così emerge uno spartiacque nel mondo del rock: da una parte chi crede che il concerto debba essere evasione pura, dall'altra chi ritiene che un artista di rilevanza mondiale abbia il dovere morale di usare la propria voce per questioni di principio. Due visioni legittime, ma irriducibilmente diverse su cosa significhi salire sul palco quando si possiede una platea di milioni di persone.