L'Italia conferma la sua resilienza economica nonostante le turbolenze geopolitiche internazionali. A metà del 2026, quando ancora aleggiavano incertezze sulle conseguenze della tensione nello Stretto di Hormuz, l'Ufficio studi di Confcommercio coordinato da Mariano Bella ha aggiornato le proiezioni per la chiusura dell'anno: il prodotto interno lordo è atteso a una crescita dello 0,9%, una performance che posiziona il nostro paese al di sopra della Francia (+1%) e ben al di sopra della Germania, ferma al +0,4%. Un risultato che smentisce il pessimismo di molti osservatori che avevano profetizzato scenari recessivi.
A spiegare il sorpasso italiano è lo stesso Bella: i dati ufficiali dell'Istat dimostrano che nel primo trimestre 2026 il Pil è già cresciuto dello 0,9%, e questa cifra include già un mese intero di effetti negativi dalla crisi di Hormuz. Chi prevedeva tassi di crescita fra lo 0,4% e lo 0,5% a fine anno stava implicitamente scontando una recessione che nei numeri ufficiali non esiste. I consumi domestici seguono lo stesso trend positivo: la crescita tendenziale raggiunge l'1,2%, che corretta diventa l'1,3%. I dati acquisiti fino a marzo sono stati successivamente confermati dai tre mesi seguenti, quando gli indicatori di spesa si sono addirittura rinforzati, come testimoniano i volumi di traffico autostradale, le prenotazioni ferroviarie e soprattutto il boom delle immatricolazioni di auto nuove, con centomila italiani che mensilmente acquistano un veicolo, registrando aumenti fra il 10% e il 20%.
Il panorama economico nazionale è completato da altri segnali incoraggianti: il turismo tocca massimi storici con presenze in crescita del 5-10%, l'occupazione raggiunge livelli record e l'inflazione rimane circoscritta principalmente ai costi energetici. Questo insieme di indicatori positivi rispecchia una fiducia rinnovata tra consumatori e imprese, creando le condizioni per mantenere questa traiettoria di espansione moderata ma solida.
Tuttavia, il rapporto di Confcommercio mette in evidenza un problema strutturale che continua a caratterizzare l'economia italiana: il divario geografico. La Lombardia mantiene il ruolo di motore nazionale con un Pil in crescita dell'1,2% e consumi al +1,8%, seguita da Trentino-Alto Adige (Pil +1%, consumi +1,5%) e Lazio (Pil +1%, consumi +1,4%). Al contrario, il Mezzogiorno rimane indietro: Basilicata e Calabria chiudono la classifica con tassi di crescita del Pil al +0,6% e consumi rispettivamente al +0,4% e +0,5%. In diverse regioni meridionali, il potere di acquisto delle famiglie è ancora inferiore rispetto a un decennio prima, segnalando un'erosione della domanda interna che frena il rilancio di quei territori.