Mykhailo Podolyak, stretto collaboratore del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha illustrato a La Stampa la strategia di Kiev per spingere la Russia al tavolo negoziale. Secondo il consigliere, gli attacchi mirati alle raffinerie russe non rappresentano un'escalation fine a se stessa, ma uno strumento calibrato per creare le condizioni di una vera trattativa diplomatica. Podolyak sostiene infatti che qualsiasi dialogo con il Cremlino può produrre risultati solo se Mosca percepisce una minaccia concreta alle sue capacità economiche e militari. Una diplomazia troppo accommodante, avverte, non farebbe che alimentare ulteriormente l'aggressione russa.

Gli attacchi infrastrutturali alle strutture petrolifere russe producono effetti su più livelli secondo l'analisi ucraina. In primo luogo comportano danni strutturali significativi che richiedono tempi lunghi per il ripristino, limitando la capacità produttiva di Mosca nel breve termine. Ma l'impatto di più ampia portata riguarda la posizione di Mosca nel mercato energetico globale: perdendo capacità di esportazione, la Russia cedrebbe quote importanti di mercato a altri produttori, una perdita difficilmente recuperabile. Inoltre, questi raid hanno anche una dimensione interna rilevante, poiché espongono i cittadini russi agli effetti concreti della guerra, rendendola meno astratta e più tangibile nella vita quotidiana.

Sul fronte militare, Kiev riferisce una situazione di sostanziale blocco dell'avanzata russa. L'utilizzo massiccio di droni ha consentito a Kiev non solo di contenere gli assalti terrestri, ma anche di infliggere perdite significative alle forze nemiche. Questa capacità drone-based si estende alla disruption della logistica russa: i raid colpiscono linee di rifornimento sia nella zona del fronte che nelle retrovie, includendo i territori occupati e la Crimea. Mosca ha mantenuto come principale arma di contropressione i bombardamenti sistematici su città e infrastrutture civili ucraine.

Riguardo ai rapporti internazionali, Podolyak traccia un quadro rassicurante su due fronti cruciali. Con gli Stati Uniti, il partenariato rimane solido nonostante qualche asperità tattica, e il supporto americano continua a rappresentare un pilastro della strategia ucraina senza previsioni di indebolimento. Anche l'Italia riceve valutazioni positive: il governo italiano, nella persona della premier Giorgia Meloni, avrebbe compreso la nuova realtà geopolitica europea, riconoscendo che la sicurezza e la capacità industriale militare sono diventate questioni centrali per il continente. Podolyak sottolinea come Mosca rappresenti un rischio concreto per l'intera Europa, una consapevolezza che starebbe maturando nelle cancellerie continentali.