La tensione nel Golfo Persico raggiunge nuovi livelli di guardia. Nelle ultime ore, l'Iran ha deciso di chiudere lo Stretto di Hormuz, la rotta marittima cruciale per il commercio mondiale del petrolio, violando così un accordo sottoscritto solo un mese fa. Prima di formalizzare il blocco, i Pasdaran hanno lanciato un missile contro la M/V Gfs Galaxy, una portacontainer cipriota che tentava di attraversare il passaggio strategico. Washington ha reagito immediatamente con una nuova ondata di bombardamenti mirati a radar, depositi di armamenti, siti di lancio e batterie missilistiche iraniane.
L'instabilità si è propagata rapidamente in tutta la regione. Gli Emirati Arabi Uniti hanno subito attacchi missilistici diretti, il Bahrein ha attivato il sistema di allarme aereo e nella capitale del Qatar sono state riportate esplosioni. Secondo le fonti locali, gli attacchi contro questi paesi sarebbero arrivati poche ore dopo i bombardamenti americani contro l'Iran, configurandosi come una risposta coordinata da Teheran.
Lo scenario di crisi affonda le radici nella morte dell'ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema iraniana. Suo figlio, Mojtaba Khamenei, ha pubblicamente giurato vendetta, dichiarando che questo è «un desiderio della nazione che deve necessariamente realizzarsi». Secondo Teheran, tra i responsabili figurerebbero il presidente americano Donald Trump, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il quotidiano iraniano Hamshahri ha pubblicato una lista con tredici figure accusate, inclusi anche il segretario di Stato americano Marco Rubio e il capo del Pentagono Pete Hegseth.
Da parte americana, Trump ha rilasciato dichiarazioni estremamente dure tramite il suo social Truth. Il presidente sostiene di essere il principale bersaglio di Teheran e ha minacciato di schierare «mille missili pronti al lancio» contro l'Iran, aggiungendo che ordini per la «distruzione completa» di tutte le aree iraniane sarebbero già stati impartiti all'esercito. Le sue affermazioni enfatizzano il ruolo centrale che attribuisce a se stesso nella crisi e sottolineano lo stato di allerta massima delle forze armate statunitensi.
Quanto all'importanza strategica dello Stretto di Hormuz, Teheran ha rilasciato una dichiarazione provocatoria, sostenendo che il controllo di questo passaggio marittimo sia persino più strategico delle capacità nucleari. Lo Stretto rappresenta uno dei colli di bottiglia più critici per l'economia globale, attraversato quotidianamente da milioni di barili di petrolio destinati ai mercati mondiali. La sua chiusura comporterebbe conseguenze economiche significative per l'intero pianeta.
L'accordo sottoscritto a giugno, che prevedeva la riapertura del passaggio marittimo, sembra ormai lettera morta. L'escalation attuale rappresenta un deterioramento drammatico della situazione nel Golfo e solleva interrogativi sulla possibilità di una de-escalation nei prossimi giorni.