Una nuova stretta sui controlli della velocità ha preso forma nel nostro Paese a partire dalla mezzanotte di domenica 12 luglio, quando il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ha concretizzato il disattivamento di 850 apparecchiature non omologate disseminate sul territorio nazionale. La decisione rappresenta l'attuazione di un decreto ministeriale che fissa standard rigidi per le caratteristiche tecniche e i requisiti essenziali dei sistemi di rilevamento delle velocità. Il colpo è significativo: dei circa 4.100 dispositivi in precedenza attivi tra strade statali e autostrade, ne rimangono operativi poco più di 3.000, segnando un calo di un quinto dell'intera rete di controllo.

La decisione rientra in una cornice normativa volta a garantire l'affidabilità e la legittimità dei processi sanzionatori. Negli ultimi dodici mesi, nonostante il numero superiore di dispositivi ancora in funzione, il sistema ha incassato sanzioni per un ammontare complessivo di 7 milioni di euro relativamente ai superamenti dei limiti imposti. Questo dato testimonia come, anche dopo il taglio odierno, le entrate derivanti dalle contravvenzioni rimangono considerevoli per le casse pubbliche e locali.

Fra i comuni maggiormente dipendenti da questa tipologia di entrate spicca Carrodano, in Liguria, dove un singolo autovelox ha generato incassi per 770 mila euro nell'arco del medesimo periodo, posizionandosi ai vertici della classifica nazionale. Un caso emblematico di come questi dispositivi rappresentino una risorsa finanziaria significativa per le amministrazioni, ma anche oggetto di controversie riguardanti la loro legittimità e la corretta applicazione delle normative tecniche.

Il provvedimento odierno introduce quindi un elemento di discontinuità nel panorama dei controlli stradali italiani, con potenziali ripercussioni sia sulla capacità di monitoraggio della velocità che sulle dinamiche di entrata tributaria dei comuni coinvolti.