Era il 1996 quando il Consorzio Suonatori Indipendenti rispose a quella che Massimo Zamboni chiama semplicemente "una chiamata". Quel viaggio in Mongolia avrebbe segnato indelebilmente la traiettoria della storica band emiliana, fornendo l'ispirazione per Tabula Rasa Elettrificata, disco che rimane tra i più apprezzati del loro catalogo. A tal punto che i CSI rinviarono il tour di Linea Gotica per rispondere a quell'impulso. Ora, a distanza di tre decenni, il feeling rimane intatto.
Lo scorso 4 luglio, Zamboni e Ferretti hanno calcato il palco del Playtime Festival di Ulan Bator, segnando il primo atto di un progetto destinato a protrarsi negli anni. Non una scelta dettata dal calcolo, bensì da una necessità quasi spirituale, come spiega lo stesso Zamboni: ciò che inizialmente rappresentava una gratificazione personale si è trasformato in qualcosa di più consustanziale, con l'esigenza di coinvolgere nuovamente l'intero progetto. "Il ritorno è restituzione", afferma il musicista, descrivendo questa esibizione come "una bellissima chiusura di cerchio".
Per Ferretti, il legame con questa terra possiede radici quasi mitologiche. Discendente da una famiglia di allevatori nomadi, vede nella Mongolia uno dei pochi angoli del pianeta dove sopravvive ancora una civiltà capace di dialogare con l'uomo moderno. Tuttavia, è consapevole che il territorio sta attraversando una metamorfosi inarrestabile: le infrastrutture avanzano nelle steppe, portando con sé benessere e modernità. Fermatosi su questa ambivalenza, Ferretti osserva il cambiamento "con affetto" piuttosto che con nostalgia o giudizio morale: "Chi sono io per negare ai mongoli l'opportunità di sperimentare quello che abbiamo sperimentato noi?".
La scaletta del concerto è stata concepita con estrema cura, selezionando i brani dai CCCP e dai CSI capaci di risuonare con "la forza bruta" emanata da quegli spazi sconfinati. Gli arrangiamenti della band Lostatobrado hanno conferito una potenza aggiuntiva alla voce di Ferretti, trasformando il concerto in una "cerimonia" che oscilla tra il reading poetico e l'immagine di nomadi riuniti attorno al fuoco. Per Ferretti, ogni esibizione rappresenta un momento dove l'elemento orizzontale e quello verticale si incrociano perfettamente, creando uno spazio arcaico dove l'umanità si gioca "al livello più elementare, privo di sovrastrutture ideologiche".
Questa prima tappa rappresenta il prologo di una narrazione più ampia: nel 2027, l'intera formazione dei CSI farà ritorno a Ulan Bator per completare il viaggio avviato quest'anno con il "Preludio" di Ferretti e Zamboni. Un progetto che trasuda significato simbolico, spiegabile forse dalla capacità dei CSI di mantenere una conversazione autenticamente viva con generazioni che non hanno vissuto l'epoca della loro fondazione. A quarant'anni di distanza, le loro composizioni continuano a parlare a chiunque sappia ascoltare.