Una serata all'insegna della musica, della storia e dell'impegno civile: Dee Dee Bridgewater, tra le più prestigiose interpreti del jazz mondiale, porterà a Roma il suo nuovo spettacolo tributo a una delle figure più significative della musica afroamericana. L'appuntamento è fissato per il 13 luglio alla Casa del Jazz, dove il magnifico parco di Villa Osio farà da cornice a un'esibizione che unirà jazz, blues e spoken word in una prospettiva contemporanea.
Abbey Lincoln, scomparsa nel 2010, è stata molto più che una semplice cantante jazz. Nel corso della sua vita, durata dal 1930 al 2010, ha dimostrato come la musica potesse diventare uno strumento di consapevolezza politica e affermazione culturale. Soprattutto negli anni Sessanta, ha coniugato una ricerca poetica profonda con una straordinaria capacità interpretativa, mettendo la sua arte al servizio della lotta per i diritti civili della comunità afroamericana.
Bridgewater, vincitrice di Grammy Award e Tony Award, raccoglie questa eredità attraverso una reinterpretazione che alterna pezzi iconici del repertorio lincolniano a brani meno noti, creando un dialogo affascinante tra passato e presente. La sua carriera rappresenta uno dei percorsi artistici più ecclettici e ambiziosi degli ultimi decenni: dopo gli esordi con la celebre Thad Jones/Mel Lewis Orchestra, ha collaborato con mostri sacri del genere come Max Roach, Sonny Rollins, Dexter Gordon e Dizzy Gillespie, dimostrando nel tempo una straordinaria capacità di attraversare confini stilistici mantenendo sempre il legame profondo con le radici della tradizione jazzistica.
L'impegno di Bridgewater nel valorizzare le grandi donne del jazz non è nuovo. In passato ha già dedicato importanti progetti discografici a figure emblematiche del genere, tra cui un celebre tributo a Ella Fitzgerald, consolidando il suo ruolo di principale ambasciatrice internazionale della musica e della cultura afroamericana. Con questo nuovo progetto dedicato ad Abbey Lincoln, continua su una strada che mescola valorizzazione storica e militanza culturale, ricordando come il jazz sia stato e continui ad essere uno dei linguaggi più potenti per raccontare l'America e le sue contraddizioni.