Gianni Infantino non esclude un allargamento significativo della prossima Coppa del Mondo. In un'intervista rilasciata a Bluewin, il numero uno della Fifa ha dichiarato che l'ipotesi di portare a 64 il numero delle squadre partecipanti al torneo del 2030 sarà oggetto di valutazione e confronto all'interno delle competenti commissioni federali. Un'apertura che segna il proseguimento della politica di inclusione già avviata con il format attuale a 48 nazionali, che Infantino definisce «un successo straordinario».
Secondo il presidente, la logica dietro questa possibile evoluzione è cristallina: garantire opportunità a ogni continente, non solo a Europa e Sud America. «Tutte le nazioni dovrebbero avere il diritto di sognare la partecipazione al Mondiale», ha spiegato Infantino. Inoltre, ha sottolineato come il livello tecnico globale stia aumentando costantemente: escludere i paesi minori significherebbe privarli di incentivi concreti per continuare a progredire calcisticamente.
L'eventuale espansione a 64 squadre porterebbe conseguenze rilevanti sull'organizzazione del 2030. L'edizione è già stata assegnata principalmente a Marocco, Portogallo e Spagna, con un ruolo marginale per Uruguay, Argentina e Paraguay, che ospiteranno una singola partita ciascuno in coincidenza con il centenario del torneo. Con il nuovo formato, i tre paesi sudamericani potrebbero acquisire un ruolo ben più centrale, gestendo interi gironi preliminari e compensando così le regole di rotazione della Fifa che escludono il continente sudamericano dalle candidature fino al 2042.
Tuttavia, il progetto affronta resistenze significative. L'espansione comporterebbe l'ammissione di oltre un quarto dei 210 membri federati Fifa, rendendo in pratica superflui alcuni turni di qualificazione. Per questo motivo, i vertici calcistici europei e nordamericani, rappresentati da Aleksander Ceferin e Victor Montagliani, hanno già espresso un netto dissenso, giudicando la proposta dannosa per l'integrità della competizione.