Le innovazioni tecnologiche avrebbero dovuto porre fine alle controversie arbitrali nei grandi tornei calcistici. Telecamere ad alta definizione, microchip nei palloni e il sistema Var promettevano trasparenza e giustizia sportiva. Eppure, nei Mondiali in corso, la tecnologia stessa è diventata protagonista di due episodi che hanno scatenato le ire di due nazionali eliminate: Norvegia e Svizzera accusano i direttori di gara di decisioni influenzate proprio da quegli strumenti che dovevano garantire correttezza.

Il primo caso riguarda la sfida tra Inghilterra e Norvegia. Nel corso della ripresa, il portiere scandinavo Nyland ha lanciato il pallone che è finito ai piedi dell'attaccante inglese Anderson, innescando l'azione che ha portato al pareggio di Bellingham. Ma secondo il ct norvegese Solbakken e l'intera delegazione, il pallone avrebbe colpito la spidercam, la telecamera sospesa nello stadio, modificandone la traiettoria. "Il pallone è sceso dritto dal cielo e ha cambiato direzione. Non possiamo farci nulla", ha commentato l'allenatore scandinavo a fine partita. La Fifa ha però smentito: dai dati raccolti dal microchip non risulta alcun contatto con il cavo. Su Internet, intanto, è esploso il dibattito: gli inglesi hanno persino coniato il termine "Cablegate", mentre sui social non mancano le battute ironiche sul "cavo di Dio".

A poche ore di distanza, tocca ai svizzeri protestare. Questa volta, però, la tecnologia ha effettivamente influito sulla gara. Nel secondo tempo, l'arbitro Pinheiro ha assegnato un giallo a Paredes per un fallo su Embolo. Rivisto il contatto al Var, ha stabilito che lo svizzero simulava e ha invertito i cartellini: il giallo è passato da Paredes a Embolo, che aveva già ricevuto un'ammonizione e quindi è stato espulso. "Non comprendo come il Var possa stravolgere una partita con una dinamica simile", ha protestato il centrocampista Rieder, etichettando la decisione come "catastrofica".

Il commissario tecnico elvetico Yakin ha criticato il provvedimento sottolineando l'errore a monte: "Non c'era motivo di ammonire Paredes per una situazione del tutto innocua. Non capisco come sia stata presa una decisione del genere, che alla fine ha portato all'espulsione del nostro giocatore". Le due proteste mettono in luce un paradosso affascinante: la stessa tecnologia introdotta per eliminare le controversie arbitrali diventa fonte di nuove contestazioni. Non è più la nebbia della memoria o la mancanza di immagini chiare a generare polemiche, bensì le scelte degli arbitri nel ricorso agli strumenti di cui dispongono, o le presunte anomalie causate dagli stessi dispositivi. Il dibattito sul ruolo della tecnologia nel calcio, dunque, rimane aperto e più acceso che mai.