Una ricerca condotta dalla società di cybersecurity NordVPN disegna un ritratto inquietante delle nostre abitudini digitali: nei prossimi decenni, un italiano medio trascorrerà quasi 25 anni e mezzo della propria esistenza connesso al web. Si tratta di un periodo inferiore rispetto alle proiezioni del 2022, quando le stime indicavano oltre 30 anni, ma comunque una porzione significativa della nostra vita destinata agli schermi.
Marijus Briedis, Chief Technology Officer di NordVPN, usa parole forti per commentare il fenomeno: «Non si tratta solo di numeri statistici, ma di una trasformazione profonda nel nostro modo di vivere». Secondo l'esperto, assistiamo a una vera colonizzazione del nostro tempo da parte delle piattaforme digitali, con il confine tra realtà e virtualità completamente dissolto. Questa sovrapposizione tra mondi espone gli utenti a rischi senza precedenti, dalle frodi online alla dispersione incontrollata dei dati personali.
A dominare il consumo di ore online sono le forme di intrattenimento: lo streaming di serie e film la fa da padrone con quasi 6 ore e mezza settimanali, seguito dall'ascolto musicale (4 ore e 20 minuti) e dalla visione di video (4 ore e 19 minuti). I social network occupano una fetta più contenuta, pari a poco più di 3 ore settimanali. Ma il panorama digitale italiano si sta trasformando con l'arrivo massiccio dell'intelligenza artificiale: gli utenti dedicano in media 53 minuti ogni settimana all'interazione con chatbot basati su AI. Sebbene solo l'11% degli intervistati consideri questa tecnologia indispensabile nella propria routine, il 18% riconosce già miglioramenti significativi nella qualità della propria esperienza online.
Ciò che preoccupa gli esperti è il contrasto tra la consapevolezza dei rischi e i comportamenti degli utenti. Nonostante le crescenti preoccupazioni sulla privacy, il 64% degli italiani condivide pubblicamente il proprio nome completo, il 66% la data di nascita e il 43% addirittura l'indirizzo di casa su varie piattaforme. Questo atteggiamento non mostra segni di rallentamento, specialmente considerando che quasi uno su tre dichiara di non riuscire a immaginare una giornata intera senza essere online.
Il quadro che emerge è quello di una società sempre più ostaggio della connessione, dove la dipendenza dal digitale si intreccia pericolosamente con una scarsa protezione dei dati sensibili. Per gli esperti di sicurezza, la sfida dei prossimi anni sarà educare gli utenti a un consumo digitale più consapevole e sicuro, prima che la vulnerabilità diventi endemica.