La Lega per Salvini premier chiude il 2025 con risultati finanziari incoraggianti, registrando un avanzo di esercizio che supera il milione e trecentomila euro secondo il bilancio depositato ufficialmente. Il dato rivela un partito dalle casse solide nonostante un patrimonio netto ancora negativo di poco più di 220mila euro. L'importante accumulo di liquidità evidenzia una gestione che ha permesso al movimento di consolidare la propria struttura economica, rappresentando una notizia positiva per la leadership di Salvini.
L'analisi del rendiconto finanziario mostra una situazione paradossale sul piano della disponibilità immediata: sebbene il tesoretto raggiunga i 1,4 milioni di euro, la cassa fisica del partito contiene appena 76 euro in banconote. Praticamente l'intera cifra rimane depositata in conti bancari, evidenziando una scelta di prudenza gestionale e di investimento conservativo dei fondi disponibili.
I numeri delle entrate raccontano la composizione del consenso leghista. La principale fonte di finanziamento proviene dai contributi volontari di persone fisiche, in particolare dagli eletti in Parlamento, che sommano quasi 3,5 milioni di euro. Lo stesso Salvini ha versato personalmente 36mila euro nelle casse della formazione. Significativo anche l'apporto imprenditoriale che ha generato oltre 1,14 milioni di euro, mentre le tradizionali quote associative rimangono sorprendentemente modeste con soli 76.374 euro complessivi. Ulteriore sostegno arriva dal meccanismo del due per mille dell'Irpef: ben 87.027 contribuenti hanno destinato al partito risorse che hanno fruttato oltre 1,14 milioni di euro.
La distribuzione geografica dei finanziamenti fisca traccia una mappa precisa della base leghista nel paese. La Lombardia si conferma epicentro assoluto con oltre 30mila preferenze fiscali, seguita dal Veneto con più di 12mila scelte, dal Piemonte con 8.114 e dall'Emilia-Romagna con 6.596. Al Sud i consensi si assottigliano drasticamente: la Sicilia guida l'area meridionale con appena quattromila sostenitori, mentre Campania (1.624), Puglia (1.368) e Calabria (656) mostrano radicamento minore, confermando la tradizionale geografia del voto leghista concentrato nel Nord Italia.
Sul fronte delle uscite, il bilancio evidenzia una gestione virtuosa del debito verso fornitori e creditori, crollato a circa 765mila euro dai 1,7 milioni dell'anno precedente. Secondo la relazione del tesoriere Alberto Di Rubba, il partito ha dimostrato attenzione nel controllo delle spese di gestione, consolidando progressivamente la solidità della propria struttura finanziaria.