Una clausola che richiede esplicitamente l'adesione a valori antifascisti accende il dibattito politico a Rivoli. Chiunque intenda utilizzare lo spazio pubblico comunale, dai traslochi alle fiere, dagli stand commerciali ai gazebo informativi, deve compilare un modulo online che include questa dichiarazione di principio. Una procedura diventata simbolo di una divisione profonda all'interno dell'amministrazione locale torinese.

Vincenzo Mozzo, consigliere comunale di Fratelli d'Italia, ha sollevato il caso pubblicamente definendo la norma come una delle misure «più antidemocratiche» messe in atto negli ultimi anni. Secondo l'esponente dell'opposizione di centrodestra, applicare un tale vincolo ideologico a pratiche ordinarie rappresenta una forzatura fuori luogo. «Parlare di fascismo oggi risulta anacronistico», ha sottolineato Mozzo, rimarcando come la libertà di pensiero dovrebbe prescindere da simili limitazioni. La proposta alternativa dell'opposizione prevedeva una formulazione più ampia, che richiamasse semplicemente l'adesione ai valori democratici e il rifiuto di qualsiasi regime totalitario, una soluzione che tuttavia non ha trovato ascolto nella maggioranza.

Il sindaco Alessandro Errigo ha preso le difese della pratica amministrativa, chiarendo che la delibera non è frutto dell'attuale gestione ma risale al 2017. Il primo cittadino ha riconosciuto l'anomalia nel richiedere tale dichiarazione per attività strettamente private come un trasloco residenziale, ammettendo che questa specifica casistica potrebbe meritare una revisione. Tuttavia, ha rivendicato con fermezza il valore politico della scelta originaria, che mirava a tutelare la libertà di espressione durante manifestazioni e utilizzi più consapevolmente politici dello spazio pubblico.

«Abbiamo applicato i principi costituzionali», ha dichiarato Errigo, aggiungendo un commento provocatorio: «Se qualcuno ha difficoltà a sottoscrivere questa dichiarazione, il problema non è la firma stessa, ma ciò che sottintende». La sua osservazione ha sollevato ulteriori interrogativi sulla compatibilità tra questa pratica e il principio di pluralismo democratico, trasformando una questione burocratica in uno scontro valoriale che riflette tensioni ideologiche più ampie nella comunità locale.