Ogni campagna elettorale porta con sé una pioggia di promesse, ma raramente chi le fa spiega come intende pagarle. È da questa considerazione che parte una iniziativa della Fondazione Luigi Einaudi, sostenuta da esponenti del mondo economico e culturale tra cui spicca Carlo Cottarelli, che vuole cambiare le regole del gioco elettorale italiano. Il progetto, denominato "Quanto mi costi", si propone di introdurre un obbligo normativo preciso: ogni proposta contenuta nei programmi dei partiti dovrà essere accompagnata da una stima dei costi e da una chiara indicazione sulle modalità di finanziamento.
Attualmente, una norma del 1957 obbliga i partiti a presentare programmi elettorali, ma nulla vieta loro di farlo in modo generico e privo di riscontri economici. Il risultato è quello di una lista di buoni propositi, dove le risorse rimangono nel limbo delle soluzioni vaghe: il recupero dell'evasione fiscale, i tagli alla "spesa improduttiva" o l'utilizzo dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza diventano formule ricorrenti che nascondono, piuttosto che rivelare, le intenzioni reali. Secondo la Fondazione Einaudi, questo approccio rappresenta un vero e proprio inganno nei confronti degli elettori, che si trovano impossibilitati a valutare la coerenza e la fattibilità di ciò che viene promesso.
La proposta legislativa prevede che i programmi, una volta strutturati secondo questi nuovi criteri, vengano sottoposti all'esame dell'Ufficio parlamentare di Bilancio, l'organismo indipendente deputato alla tutela dei conti pubblici dello Stato. Questo ente avrebbe il compito di verificare la sostenibilità economica delle promesse e di fornire una valutazione trasparente, una sorta di "bollino" di fattibilità. La campagna di raccolta firme a sostegno della proposta, accessibile attraverso il sito della Fondazione, ha già sorpreso gli stessi promotori per il numero e la qualità dei sottoscrittori, provenienti da ambienti accademici, professionali e culturali di rilievo.
Il problema affrontato dalla Fondazione non è nuovo. Nel 2018, l'economista Roberto Perotti dedicò un intero volume all'argomento, intitolato "Quanto costano davvero le promesse dei politici", dove documentava come l'assenza di specifiche fonti di finanziamento rendesse impossibile valutare seriamente la praticabilità dei programmi presentati agli elettori. La questione diventa ancora più urgente in vista di una prossima competizione elettorale che si annuncia particolarmente intensa, dove la capacità di promettere senza limiti potrebbe rivelarsi ancora una volta decisiva nel conquistare consensi.
Ciò che la Fondazione Luigi Einaudi propone è dunque un cambio di paradigma: trasformare i programmi elettorali da semplici cataloghi di desideri in documenti di programmazione seria, dove ogni proposta sia accompagnata da una stima economica verificabile. Non si tratta di impedire ai partiti di fare promesse, nemmeno di vietare il ricorso all'indebitamento pubblico come forma di finanziamento, ma piuttosto di rendere trasparente il prezzo di quelle promesse, permettendo ai cittadini di scegliere consapevolmente, conoscendo il costo vero di ciò che gli viene proposto.