La Knesset, il parlamento israeliano, ha annunciato ufficialmente domenica 12 luglio che le prossime elezioni parlamentari si svolgeranno il 27 ottobre. Una data cruciale per il futuro politico dello Stato ebraico, che arriva in un momento di forte tensione interna e internazionale. Benjamin Netanyahu, attuale primo ministro, dovrà difendere il suo operato di fronte agli elettori affrontando una competizione particolarmente agguerrita.

Tra i principali candidati alla premiership figura il generale Gadi Eisenkot, una personalità che ha acquisito grande visibilità nel panorama politico israeliano. Sessantaseienne con origini marocchine, Eisenkot è stato capo di Stato maggiore e ha prestato servizio come addetto militare sotto Ehud Barak e Ariel Sharon. La sua figura gode di considerevole simpatia popolare, anche per ragioni legate alla sfera personale: ha perso un figlio combattendo nella guerra di Gaza e due nipoti nel medesimo conflitto. Pur disponendo di un'esperienza politica ancora limitata, ha fatto parte del gabinetto di guerra di Netanyahu tra ottobre 2023 e giugno 2024 prima di rassegnare le dimissioni. Da allora si è trasformato in critico severo della conduzione della campagna a Gaza e ha fondato il partito Yashar nel settembre 2025, una formazione che raccoglie personalità di diverso orientamento ideologico, incluso l'ex direttore dello Shin Bet e familiari di ostaggi rapiti da Hamas il 7 ottobre. La sua comunicazione sobria e riflessiva lo distingue da altri esponenti della scena politica locale.

Anche Naftali Bennett intende tornare alla carica per la premiership. A 54 anni, questo imprenditore di successo nel settore tecnologico si è affermato come leader della destra nazionalista e ha già seduto sulla poltrona di primo ministro. Ha guidato il Consiglio di Yesha, l'organismo che rappresenta gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, per poi entrare in politica come ministro dell'Istruzione e successivamente della Difesa. Nel 2021 ha stupito gli osservatori aggregando una coalizione eterogenea composta da forze di destra, sinistra e persino da un partito arabo-israeliano, riuscendo così a interrompere dodici anni consecutivi di governo Netanyahu. Tuttavia, quella coalizione si rivelò fragile e il suo esecutivo cadde dopo appena un anno.

Yair Lapid, ex giornalista di professione, rappresenta un'altra sponda significativa dell'opposizione. La sua vicenda politica testimonia come il panorama israeliano sia marcato da divisioni profonde e da frequenti reallineamenti tra le diverse forze in campo. Con il voto di fine ottobre alle porte, la campagna elettorale promette di essere un banco di prova importante per misurare gli umori dei cittadini israeliani in relazione alla gestione della guerra, all'economia e al futuro assetto istituzionale del paese.

La sfida alle urne si preannuncia serrata e carica di implicazioni non solo per la politica interna dello Stato ebraico, ma anche per l'equilibrio geopolitico dell'intera regione mediorientale. I risultati avranno riflessi diretti sulla prosecuzione dei conflitti in corso e sulle possibili negoziazioni diplomatiche con i paesi limitrofi e la comunità internazionale.