Monsignor Gianni Fusco ha deciso di uscire allo scoperto, affrontando pubblicamente il dibattito che lo ha coinvolto negli ultimi giorni. L'occasione è stata l'intervista concessa al telegiornale serale della Rai, dove il sacerdote ha fornito la sua versione dei fatti relativi alla cena del maggio 2023 presso il ristorante di Valter Lavitola, l'imprenditore oggi al centro di un'inchiesta come presunto mandante di un attentato. Secondo il racconto del monsignore, la sua presenza era stata organizzata dal figlio di Lavitola, che lo aveva invitato insieme ad altre persone, tra cui il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione Report, presentatogli come un amico di famiglia.

Durante il convivio, la conversazione si era focalizzata su tematiche delicate. Fusco ha confermato che Ranucci gli aveva sottoposto domande riguardanti il procedimento penale che vedeva coinvolto il cardinale Angelo Becciu, il porporato sardo al centro di uno scandalo finanziario in Vaticano. Il prelato ha inoltre rivelato di aver mantenuto contatti successivi con il conduttore attraverso messaggi, nei quali Ranucci gli avrebbe chiesto pareri e valutazioni sempre sul dossier Becciu. Tuttavia, il monsignore ha categoricamente negato di aver partecipato ad altri incontri diretti con il giornalista dopo quella sera.

La parte più delicata dell'intervista ha riguardato la presunta funzione di Fusco come fonte informativa all'interno della Segreteria di Stato vaticana. Il prelato ha smentito nettamente sia di essere una fonte utilizzata da Ranucci per le inchieste sia di aver mai chiesto al giornalista di realizzare servizi sulle attività del cardinale Pietro Parolin, numero due dell'amministrazione pontificia. Una precisazione che vale anche come risposta alla domanda che i media avevano rivolto negli scorsi giorni alla sala stampa vaticana: il monsignore ha infatti negato espressamente di intrattenere "rapporti di collaborazione" con Parolin, smontando così la narrativa che lo descriveva come consigliere fidato del porporato.

La decisione di Fusco di intervenire pubblicamente arriva dopo giorni di silenzio, durante i quali il sacerdote aveva fatto sapere privatamente di preferire non commentare la vicenda. L'intervento al Tg1 e soprattutto le sue smentite sulla collaborazione con la Segreteria di Stato suggellano come la cena con Ranucci e Lavitola, amplificata dalla stampa, abbia creato qualche imbarazzo nelle stanze vaticane. La ricostruzione emerge anche dal tentativo di ridimensionare il suo ruolo istituzionale, una mossa che appare funzionale a distanziare la sede pontificia da qualsiasi coinvolgimento nella vicenda che continua a movimentare l'opinione pubblica italiana.