La situazione nel Golfo Persico si complica ulteriormente con una nuova fase di reciproci bombardamenti tra Stati Uniti e Iran. Secondo quanto comunicato dal Comando centrale americano (Centcom), le operazioni militari statunitensi proseguono dall'11 luglio con l'intento dichiarato di neutralizzare i pericoli che minacciano la navigazione commerciale. Washington sostiene che le autorità iraniane sarebbero responsabili dell'attacco contro una nave mercantile nello Stretto di Hormuz e ha deciso di rispondere con la forza.

Il Centcom ha reso noto di aver colpito approssimativamente 140 installazioni militari iraniane nel corso dell'ultima settimana utilizzando munizioni guidate lanciate da caccia, droni e unità navali. Tra i bersagli figurano depositi di missili, stazioni di controllo dei droni, infrastrutture di comunicazione, impianti di stoccaggio munizioni e postazioni di controllo costiero. L'obiettivo strategico dichiarato è quello di degradare la capacità offensiva dell'Iran nei confronti delle imbarcazioni civili che attraversano uno dei corridoi marittimi più importanti al mondo. Complessivamente, nei tre giorni di operazioni sono stati colpiti oltre trecento obiettivi.

Teheran non rimane inattiva: il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), il braccio militare ideologico della Repubblica Islamica, ha dichiarato attraverso l'agenzia stampa nazionale IRNA di aver lanciato attacchi con missili contro infrastrutture militari statunitensi dislocate in tre nazioni alleate degli Usa. Secondo le rivendicazioni iraniane, sarebbero stati colpiti la base aerea Prince Hassan in Giordania, una struttura di comando e controllo per gli unmanned systems in Bahrein, e le basi Ali al-Salem e Ahmad al-Jaber in Kuwait.

Questa nuova escalation aerea, che rappresenta il terzo round di scontri diretti in pochi giorni, testimonia il grado di tensione raggiunto tra le due potenze in una regione strategica cruciale per l'economia globale. Il trasporto marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz rimane formalmente operativo secondo le dichiarazioni americane, ma la moltiplicarsi degli attacchi alimenta preoccupazioni nei mercati energetici mondiali. Il prezzo del petrolio registra nuovamente pressioni al rialzo a causa dell'instabilità geopolitica nel Golfo Persico, con effetti potenziali sul costo dell'energia a livello internazionale.