Una decisione che apre il fronte dei ricorsi. Nella notte tra sabato e domenica, il Comune di Milano ha disattivato dieci autovelox su diciassette presenti in città. La ragione è legata alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale che riporta i nuovi standard di omologazione per questi dispositivi. Finché non saranno certificati conformi ai criteri previsti, gli apparecchi non potranno più elevare sanzioni per eccesso di velocità. Una scelta che genera conseguenze importanti per chi ha ricevuto multighe dai dispositivi ora disabilitati.

L'assessore alla Mobilità Marco Granelli ha chiarito la posizione dell'amministrazione attraverso i social network: fino al momento dell'entrata in vigore del decreto, il ministero dei Trasporti considerava valida la sola autorizzazione amministrativa. Ora che il quadro normativo è definito, il Comune procederà alla sostituzione degli apparecchi più obsoleti utilizzando risorse proprie. Si tratta di una spesa che prima non era possibile autorizzare proprio in assenza di una normativa esplicita.

Il decreto, promosso dal ministro Matteo Salvini circa un mese prima della pubblicazione ufficiale, persegue l'obiettivo di stabilire regole uniformi su tutto il territorio nazionale. L'omologazione rappresenta un momento cruciale: ogni dispositivo dovrà essere sottoposto a verifica tecnica per garantire standard costruttivi adeguati, precisione di misurazione e solidità dal punto di vista amministrativo. Sono stati fissati parametri precisi: il margine di tolleranza dell'errore è stato stabilito in tre chilometri orari fino ai cento chilometri orari di velocità, e viene richiesto l'oscuramento automatico dei volti nelle immagini riprese frontalmente.

L'elenco dei dispositivi disattivati a Milano include quelli posizionati in viale Fermi, viale Fulvio Testi, via Palmanova, via Virgilio Ferrari, via della Chiesa Rossa, via dei Missaglia, viale Famagosta, via Ferruccio Parri, viale Renato Serra, corso Gallarate e viale Monte Ceneri. Attualmente, solo sette autovelox milanesi mantengono la validità giuridica per trasmettere le sanzioni. Una situazione che si ripete in molti comuni italiani, dove apparecchi non conformi ai nuovi standard sono stati accesi nel corso degli anni.

Con questa transizione normativa, che colma un vuoto legislativo di ben 34 anni, tutti coloro che hanno ricevuto contravvenzioni da questi apparecchi hanno ora motivi fondati per ricorrere e chiederne l'annullamento. La questione ha radici nella sentenza della Corte di Cassazione del 2024, che aveva ritenuto obbligatorie le verifiche periodiche di taratura e funzionalità dei dispositivi. Il nuovo decreto rappresenta il naturale completamento di quel percorso verso una maggiore certezza del diritto e una tutela più efficace degli automobilisti.