A pochi giorni dal debutto della nuova strategia climatica europea, si intensificano gli scontri tra Bruxelles e i governi nazionali sul tema delle emissioni di carbonio. La Commissione europea renderà nota venerdì prossimo, 17 luglio, la revisione tanto attesa dell'Ets, il meccanismo europeo che consente alle aziende di scambiare diritti di inquinamento su un apposito mercato. Si tratta di una valutazione obbligatoria prevista per quest'anno, che arriva dopo mesi di contrattazioni infuocate tra gli Stati membri, soprattutto in merito alla possibile sospensione temporanea del sistema per affrontare le conseguenze della crisi energetica innescata dal conflitto in Iran.
L'obiettivo dichiarato di Bruxelles è ambizioso: allineare il sistema alle nuove scadenze climatiche europee, riducendo l'inquinamento globale del continente di ben nove decimi entro il 2040. Secondo le anticipazioni dell'agenzia Reuters, la proposta includerà l'estensione del meccanismo oltre il 2040 per garantire continuità agli scambi di quote. Ma c'è di più: la Commissione intende assegnare gratuitamente alle imprese ulteriori diritti di emissione per un valore stimato intorno ai 6 miliardi di euro, alleggerendo così il peso economico dei vincoli climatici. Questo sussidio, però, sarà subordinato all'effettivo impegno delle aziende verso la decarbonizzazione e al versamento di una parte più consistente dei ricavi del sistema nei fondi per la transizione industriale green.
Ma il documento è ancora in fase di definizione e ritocchi dell'ultimo momento rimangono possibili fino alla presentazione ufficiale. Una volta reso pubblico, il testo dovrà affrontare il doppio filtro del Parlamento europeo e del Consiglio dei governi nazionali, due passaggi dove la resistenza potrebbe farsi sentire con forza.
A Bruxelles, infatti, si stanno già delineando due fronti opposti e inconciliabili. Da un lato c'è un gruppo di nove nazioni – Italia in testa, affiancata da Austria, Croazia, Grecia e altri – che ritiene il sistema attuale troppo severo nei confronti delle aziende europee, rischiando di indebolirle rispetto ai competitor mondiali e spingendo le produzioni verso paesi con normative meno stringenti. Dall'altro lato si schierano i Paesi più rigidi sul fronte ambientale, decisi a non allentare la presa sulla riduzione delle emissioni. Lo scontro tra questi due blocchi promette di essere uno dei dossier più caldi dell'autunno europeo, con implicazioni dirette sulla competitività industriale del continente e sulla credibilità delle sue promesse climatiche.