Max Pezzali ha confermato il suo status di fenomeno live nazionale con il secondo concerto completamente sold out al Meazza di Milano, consolidando il successo travolgente del tour 'Max Forever - Gli Anni d'oro - Stadi 2026'. Lo spettacolo di ieri sera ha trasformato nuovamente lo stadio in uno straordinario evento collettivo, dove decine di migliaia di spettatori si sono immersi nella cultura pop dell'ultimo ventennio del secolo scorso.

La serata è partita con il 'FestivalMax', una celebrazione nostalgica del leggendario Festivalbar, introdotta dal conduttore Amadeus che ha scaldato il pubblico prima dell'inizio dello show. Subito dopo sono arrivati i cavalli di battaglia del cantante: 'Tieni il tempo', 'Bella vera', 'La lunga estate caldissima' e soprattutto 'Sei un mito', cantata in coro da sessanta mila persone. Lo spettacolo si è sviluppato per due ore e mezzo attraverso un viaggio affascinante nei decenni che hanno segnato l'infanzia e l'adolescenza di più generazioni di italiani.

La scenografia era una celebrazione visiva di quegli anni: un enorme giradischi meccanico, un cubo di Rubik gigante, un walkman monumentale e un floppy disk decorativo hanno fatto da cornice ai brani più celebri. Il tour ha persino proposto un dialogo surreale tra il Max del 1995 e quello contemporaneo, realizzato attraverso intelligenza artificiale, che rifletteva sul destino e la memoria delle sue canzoni. Nel finale emozionante, è ricomparso Uan, il mitico pupazzo di Bim Bum Bam, accolto da un'ovazione durante l'esecuzione di 'Nord Sud Ovest Est'.

Il repertorio ha toccato praticamente ogni capitolo della discografia di Pezzali: da 'La regola dell'amico' e 'Non me la menare' a 'Hanno ucciso l'uomo ragno' e 'Rotta per casa di Dio', passando per i brani più intimisti come 'Una canzone d'amore', 'Nessun rimpianto', 'Come mai', 'La dura legge del gol', 'Gli anni' e 'Grazie mille'. Ha trovato spazio anche 'Cumuli', una rarità dal significato profondo che affronta il tema della dipendenza.

Il fenomeno Pezzali va ben oltre una semplice operazione revival. I suoi concerti rappresentano un autentico movimento culturale che continua ad espandersi anziché affievolirsi, attirando un pubblico eterogeneo: quarantenni e cinquantenni che hanno effettivamente vissuto quegli anni, giovani nati negli anni Novanta e persino coloro che allora consideravano quella musica superficiale e oggi la riscoperto con sincera affection. La nostalgia che emerge dai suoi live non appartiene più soltanto a chi ha sperimentato direttamente il decennio: è diventata una memoria collettiva condivisa, fatta di cassette, sale giochi, bar di provincia e motorini. Un fenomeno che ricorda da vicino quello britannico degli Oasis, artisti che oggi godono di una popolarità talvolta superiore ai loro anni di massima gloria.