Nel corso di questo Mondiale 2026, disputato nelle Americhe, emerge un paradosso affascinante: il modello tattico italiano di difesa compatta e contropiedi organizzati si è diffuso tra le principali selezioni mondiali, diventando praticamente la ricetta vincente delle competizioni contemporanee. Eppure, a pochi giorni dalla conclusione della rassegna con le semifinali e la finale ancora da giocarsi, l'Italia non riesce a brillare secondo le sue tradizioni.
Il fenomeno non è nuovo. Già quattro anni fa in Qatar si era assistito a uno spettacolo calcistico caratterizzato da una difesa massiccia, pochi passaggi costruttivi e continui tentativi di ripartenza. Oggi, nella versione americana del torneo, la tendenza si è ulteriormente consolidata. Il Belgio ha dimostrato come un blocco difensivo ben organizzato possa contenere anche una squadra di elevato valore tecnico come la Spagna, resistendo fino all'espulsione di Courtois. Egitto, Croazia e altre nazionali hanno adottato lo stesso sistema, abbandonando il possesso palla per concentrarsi sulla solidità difensiva e le transizioni rapide verso la porta avversaria.
Nelle fasi iniziali del torneo, le conseguenze di questa strategia diffusa sono state drammatiche per chi ha tentato di contrastarla con il calcio d'attacco. La Turchia di Montella, nonostante avesse generato 61 conclusioni verso le porte avversarie nelle partite contro Australia e Paraguay, è stata eliminata proprio dai paesi che praticavano questa difesa serrata. Ancor più eloquente il caso dell'Uruguay di Bielsa, considerato un maestro del gioco offensivo, che ha trovato una difesa impermeabile in Capo Verde e ha abbandonato il torneo anticipatamente. Germania e Portogallo, ricche di talenti individuali, hanno tentato il possesso palla, ma senza successo: i tedeschi vantano la percentuale più alta di possesso dopo la Spagna, eppure non sono riusciti a superare i quarti di finale.
La partita tra Argentina ed Egitto ha incarnato perfettamente questo scontro di filosofie calcistiche. La nazionale egiziana ha attenduto passivamente quella argentina per l'intera partita, consentendo a Messi e compagni il 62% del possesso palla. Paradossalmente, i nordafricani hanno segnato due gol con ripartenze letali, facendo addirittura annullare un terzo gol nel primo tempo. Solo nel recupero, l'Argentina ha storto il copione rubando loro stessa l'arma della ripartenza fulminea, con Enzo Fernandez che ha fissato il risultato sul 3-2.
Questo predominio tattico affonda le radici nella scuola italiana calcistica. Per generazioni, difensori di eccezionale caratura come Burgnich, Gentile, Cannavaro e la coppia Chiellini-Barzagli hanno insegnato al mondo intero come costruire un sistema difensivo praticamente inespugnabile. Oggi quella lezione è stata appresa così bene che le stesse nazionali che dovrebbero contrastarla l'hanno adottata. Il paradosso amaro rimane però immutato: mentre il resto del mondo perfeziona il modello italiano, l'Italia fatica a trovare la ricetta per tornare protagonista sul palcoscenico mondiale.