Oxfam rilancia il suo impegno sulla questione palestinese con una nuova campagna intitolata "©Palestina, tutti i diritti riservati", lanciando un grido d'allarme sulla possibilità di un collasso definitivo dei territori occupati. L'organizzazione umanitaria sottolinea come la situazione stia raggiungendo "un punto di non ritorno" verso la scomparsa della Palestina come entità politica e sociale, chiedendo al governo italiano di intensificare la sua pressione negli organismi europei e internazionali per invertire questa tendenza.

La situazione umanitaria rimane catastrofica nove mesi dopo il cessate il fuoco a Gaza. Le famiglie palestinesi vivono ammassate in condizioni estremamente precarie: hanno accesso a soli 6 litri di acqua potabile al giorno, mentre il 77% della popolazione della Striscia - oltre 1,6 milioni di persone - affronta gravi carenze alimentari. L'esercito israeliano controlla il 65% del territorio, relegando i civili in aree ristrette. La ricostruzione è affidata al Board of Peace dell'amministrazione Trump, che sinora ha escluso i palestinesi dalle decisioni sulla gestione dei fondi e dei progetti.

In Cisgiordania la situazione si aggrava progressivamente: negli ultimi tre anni sono stati registrati 1.200 morti tra gli abitanti palestinesi, con un'escalation di incursioni militari, demolizioni di abitazioni e confisca di terre. Gli insediamenti coloniali continuano a espandersi attraverso l'appropriazione sistematica di risorse idriche e naturali, soffocando l'economia locale e frammentando il territorio.

Oxfam chiede tre interventi cruciali: la cessazione dell'occupazione, l'apertura dei corridoi umanitari e la fine dell'impunità del governo di Tel Aviv. L'organizzazione ribadisce che "i diritti del popolo palestinese sono universali e inalienabili, protetti dal diritto internazionale, non concessioni negoziali". Secondo Oxfam, il riconoscimento di questi diritti non riguarda solo i palestinesi, ma rappresenta una difesa dei principi giuridici internazionali che proteggono tutti.

L'appello arriva a due anni dalla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che dichiarò l'illegittimità dell'occupazione, mentre oggi il Consiglio Affari Esteri dell'Unione Europea esamina possibili nuove sanzioni contro gli insediamenti. L'organizzazione invita la società civile italiana ed europea a mobilitarsi attivamente per rimettere l'autodeterminazione palestinese al centro del dibattito politico internazionale.