Il conflitto ucraino si combatte anche sui circuiti commerciali e attraverso le reti di approvvigionamento tecnologico mondiale. Secondo quanto emerso da un'investigazione pubblicata dal New York Times, Mosca avrebbe consolidato e ampliato una struttura operativa in Giappone con l'obiettivo preciso di reperire componenti elettronici e tecnologie ad uso militare, aggirando i sistemi di controllo e facendo transitare le merci per intermediari e Paesi terzi. L'inchiesta si fonda su informazioni fornite da rappresentanti di cinque servizi di sicurezza occidentali, pur non essendo accompagnata da procedimenti legali o incriminazioni pubbliche nei confronti dei soggetti coinvolti dalle autorità giapponesi.

La prassi descritta non rappresenta un'anomalia isolata: Kiev continua a recuperare dai missili e dai veicoli aerei senza pilota russi distrutti componenti provenienti da produttori internazionali. Parallelamente, il governo giapponese ha progressivamente irrigidito i propri meccanismi di vigilanza sulle esportazioni destinate alla Russia e sulle aziende sospettate di facilitare l'aggiramento delle sanzioni internazionali. Nonostante la rilevanza della questione, Tokyo non ha ancora diffuso dichiarazioni pubbliche ufficiali in risposta alla ricerca giornalistica.

Secondo l'investigazione, le operazioni sarebbero coordinate dalla ventesima diramazione dello spionaggio militare russo, un'unità specializzata nel reperimento di innovazioni tecnologiche estere funzionali alle capacità belliche e all'industria dei sistemi di difesa. I membri di questa struttura opererebbero nel territorio estero vestendo identità fittizie legate a incarichi diplomatici o commerciali. In seguito all'intervento in Ucraina del febbraio 2022 e alle successive espulsioni di numerosi agenti russi sospetti dai Paesi europei, il Cremlino avrebbe spostato o esteso parzialmente le proprie attività verso altre destinazioni geografiche, incluso l'arcipelago giapponese.

Tra i nomi citati dall'inchiesta figura Maksim Filchenkov, descritto come un operativo dei servizi di intelligence militare moscoviti basato nella capitale nipponica sotto la falsa identità di impiegato presso Aeroflot, la principale compagnia aerea di bandiera russa. Secondo il rapporto, l'ufficio tokyota della società di trasporto aerea rappresenterebbe il fulcro logistico e operativo della rete di acquisizione clandestina. I dettagli delle operazioni specifiche rimangono parzialmente oscuri, ma l'inchiesta getta luce su una dinamica spesso sotterranea della guerra contemporanea: il conflitto armato non si esaurisce nei combattimenti diretti, ma si nutre di catene di fornitura globali e di operazioni di intelligence sofisticate condotte in amicizie strategiche.