Un'altra fiamma dolosa ha devastato una sezione del Centro di permanenza per i rimpatri di Macomer nelle scorse ore. Si tratta del secondo episodio di questo tipo a colpire la struttura sarda in un arco temporale ravvicinato. Il precedente incendio aveva già compromesso l'utilizzo di buona parte dell'impianto, costringendo a una drastica compressione degli spazi già limitati a disposizione della popolazione ospitata all'interno della struttura.
A denunciare l'accaduto è stato il Siulp, il Sindacato italiano unitario lavoratori della polizia, sezione regionale sarda. Secondo quanto riferito, durante e dopo l'incidente si sono verificati momenti di forte tensione e agitazione tra gli occupanti. Preoccupazioni concrete riguardano la sicurezza di tutti coloro che si trovano nel centro, sia i migranti sia gli agenti incaricati della sorveglianza e della gestione della struttura.
Il segretario regionale Giuseppe Caracciolo ha espresso profonda preoccupazione per il ripetersi di questi episodi violenti. «Non possiamo più considerare questi atti come eccezioni isolate», ha dichiarato, sottolineando come ogni incendio e ogni atto di danneggiamento rappresentino un rischio reale per l'incolumità delle persone presenti. Caracciolo ha evidenziato inoltre l'impatto sulla gestione operativa: ogni intervento d'emergenza richiede un dispiego considerevole di risorse professionali e umane, con conseguenti ripercussioni sullo stress e sulle responsabilità dei poliziotti impiegati.
Il sindacato ha rivolto un appello pressante sia al governo nazionale che a quello regionale affinché affrontino concretamente la questione dei centri di permanenza per i rimpatri. Il Siulp chiede in particolare l'adozione di norme che rendano più agili e sicure le procedure operative, investimenti strutturali per garantire impianti moderni e funzionali, potenziamento degli organici di polizia e dotazione di attrezzature adeguate per permettere agli operatori di lavorare in condizioni accettabili.
Nella comunicazione ai media, il sindacato ha rimarcato un messaggio critico rivolto alle istituzioni: non è sostenibile continuare a fare affidamento unicamente sulla dedizione e sul sacrificio personale dei poliziotti per compensare le lacune strutturali e organizzative. Secondo Caracciolo, occorrono decisioni politiche e amministrative concrete, non semplici appellativi alla professionalità del personale.