Nel panorama della lotta allo spreco alimentare arriva una soluzione che unisce sostenibilità e innovazione tecnologica. Alkelux, giovane impresa nata a Sassari, ha sviluppato un innovativo additivo antimicrobico ricavato da uno scarto della lavorazione della liquirizia, con l'obiettivo di estendere significativamente la conservazione dei frutti freschi, in primis le fragole. Il progetto rappresenta un tentativo concreto di affrontare uno dei nodi critici del sistema alimentare nazionale: ogni anno gli italiani buttano prodotti alimentari per un valore complessivo di 13,5 miliardi di euro, con la frutta fresca tra le categorie maggiormente colpite.

Il problema che la ricerca intende risolvere è ben preciso. Le fragole mantengono condizioni ottimali in frigorifero per soli tre giorni circa dal momento in cui arrivano sugli scaffali dei supermercati. Il principale responsabile di questo rapido deterioramento è la Botrytis cinerea, un fungo patogeno che causa la cosiddetta muffa grigia. Trovare composti chimici capaci di contrastare questo microorganismo è possibile già da anni in laboratorio, ma la vera difficoltà consiste nel mantenere l'efficacia di tali sostanze una volta incorporate nei film plastici utilizzati per il confezionamento industriale dei prodotti.

Alkelux, fondata dal chimico Matteo Poddighe, ha affrontato direttamente questa sfida creando nanoparticelle a partire dalla peluria delle radici di liquirizia, uno scarto della filiera agricola calabrese che attualmente non ha significativi impieghi industriali. Questi nano-polymer dots appartengono alla famiglia dei carbon dots, nanoparticelle a base di carbonio dotate di numerosi siti attivi in grado di interagire con i microrganismi patogeni. I test microbiologici condotti da laboratori certificati hanno confermato l'efficacia dell'additivo contro virus, batteri e funghi, anche quando incorporato all'interno di film plastici di tipo industriale. Come sottolineato dallo stesso Poddighe, la vera svolta è stata accorgersi che questi nanomateriali potevano essere ottenuti dagli scarti di una filiera locale e che conservavano la loro potenza d'azione anche nei processi produttivi standard.

L'importanza di questa scoperta va oltre il singolo settore delle fragole. L'Italia concentra circa l'85% della propria produzione di liquirizia in Calabria, generando quantitativi considerevoli di scarti ogni anno. Trasformare questo residuo in un additivo antimicrobico ad alta tecnologia rappresenta un exemplum di economia circolare, dove il sottoprodotto di una filiera locale diventa risorsa preziosa per contrastare il deterioramento degli alimenti freschi. Il potenziale impatto è significativo: una maggiore durata in frigorifero potrebbe ridurre drasticamente gli sprechi lungo tutta la catena di distribuzione, dai centri di smistamento ai negozi, fino alle tavole dei consumatori finali.