Nel mercato dei beni di consumo italiana scoppia un fenomeno invisibile agli occhi dei clienti: la shrinkflation. Si tratta della pratica commerciale che riduce il quantitativo di prodotto mantenendo fisso il prezzo al pubblico, generando così un rincaro implicito del costo unitario. Secondo le stime del Codacons, questo meccanismo muove circa 120 miliardi di euro nel settore e può provocare aumenti celati fino al 40% per il portafoglio degli italiani.
A partire dal 15 luglio, il Governo italiano attiva un nuovo framework normativo approvato dalla Commissione europea. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha notificato il provvedimento a Bruxelles il 15 aprile scorso, e con l'assenza di obiezioni continentali il testo diventa operativo. La disposizione cardine impone a produttori e distributori di comunicare ai negozi ogni diminuzione della quantità nominale dei prodotti, specificando pure quale percentuale dell'aumento di prezzo derivi da questa contrazione. Le informazioni devono circolare sia nel commercio tradizionale che negli store online.
Tuttavia, rispetto alle intenzioni iniziali, la versione finale presenta un compromesso che indebolisce l'impatto della misura. L'ipotesi originaria prevedeva un'etichetta esplicita sulle confezioni che avvertisse il consumatore della riduzione rispetto al packaging precedente. Questa soluzione è stata abbandonata, sostituita da un sistema di comunicazione tra gli operatori commerciali che promette informazioni disponibili nel punto vendita. Il Codacons critica questa scelta, ritenendo che senza un avviso visibile sulla confezione stessa, i clienti potrebbero non accorgersi immediatamente della variazione, annacquando così l'efficacia complessiva della normativa.