Francesco Baccini si prepara al lancio di Nomi e Cognomi 2, seguito diretto del capolavoro del 1992 che aveva rivoluzionato il modo di fare musica italiana. A distanza di più di tre decenni, l'artista torna sui propri passi attraverso un'intervista a Vanity Fair nella quale ripercorre la propria evoluzione artistica e il rapporto con il panorama musicale contemporaneo. L'ironia che ha sempre caratterizzato il personaggio emerge sin dalle prime battute, quando Baccini affronta il tema della sovrabbondanza di artisti che si definiscono cantautori nel mercato odierno.
Secondo quanto dichiarato dall'musicista, la scena contemporanea è affollata di presunti cantautori quando in realtà, a suo parere, di autentici rappresentanti di questa tradizione ne rimane uno: Samuele Bersani. Baccini, che rappresenta la storica scuola genovese ed è stato amico fraterno di Fabrizio De André, non nasconde una certa delusione verso lo stato attuale della canzone d'autore italiana. La provocazione si estende poi al genere trap, con una battuta che rivela l'intenzione del cantante di diventare a ottobre il rappeur più anziano del pianeta, con l'obiettivo scherzoso di mettere fine a questo genere una volta per tutte.
Nell'intervista emerge anche un elemento biografico significativo: il trasferimento da Genova a Lecco rappresenta un momento di svolta nella vita personale di Baccini. Dopo aver rappresentato la capitale ligure nel panorama musicale italiano e aver vissuto per un decennio nel cuore di Milano, precisamente in via Torino, l'artista ha deciso di cercare una qualità della vita differente. Una semplice gita domenicale nelle vicinanze di Paderno d'Adda ha catalizzato questa decisione: di fronte alla presenza delle montagne, del fiume e del lago, Baccini ha scelto di acquistare una proprietà nella zona in poco più di dieci giorni.
Baccini stesso sottolinea come la sua musica, negli anni Novanta, fosse caratterizzata da un approccio stilistico che affondava le radici nel linguaggio hip-hop piuttosto che nella tradizione del cantautorato classico. L'elemento distintivo del suo metodo creativo era la pratica di nominare direttamente le persone nelle sue canzoni, inventando quella che oggi verrebbe definita come dissing molto prima che il fenomeno diventasse principale nella scena italiana. Questo approccio pionieristico, unito alla sua capacità di critica sociale attraverso il suono, lo ha posizionato come figura cruciale nella transizione della musica italiana verso forme espressive più dirette e provocatorie.
Con il nuovo album, Baccini propone una raccolta di brani dedicati a personaggi sia reali che frutto di immaginazione, mantenendo quindi la filosofia che aveva caratterizzato il disco originale. L'uscita di questo lavoro coincide con un momento in cui l'industria musicale italiana continua a evolversi, e la voce critica di un veterano come Baccini rappresenta un richiamo alle origini autentiche della canzone d'autore, in contrasto con una presunta inflazione di artisti che rivendicano questo status senza possederne le credenziali storiche e artistiche.