A distanza di circa un mese dalla sua apparizione a Otto e Mezzo, il generale Roberto Vannacci tornerà in televisione. Questa volta lo studio che lo ospiterà sarà quello di In Onda, il programma condotto da Luca Telese e Marianna Aprile su La7. L'invito arriva in un momento tutt'altro che tranquillo per il leader di Futuro Nazionale, che continua a raccogliere consensi ma al contempo affronta ostacoli significativi.

La presenza di Vannacci sulle reti Urbano Cairo non è casuale. L'emittente milanese persegue da tempo una strategia precisa: utilizzare la figura dell'europarlamentare come leva per indebolire l'unità della coalizione di centrodestra guidata da Giorgia Meloni. L'obiettivo dichiarato è alimentare la crescita del suo partito nei sondaggi, cannibalizzando voti sia alla Lega di Matteo Salvini che a Fratelli d'Italia. Nel frattempo, il centrosinistra rimane in difficoltà organizzativa dopo il fallimento della manifestazione di Napoli, offrendo poco contrattacco sul piano mediatico.

Sul fronte interno, Futuro Nazionale affronta però una fase complessa. Il comizio di sabato a Genova ha visto il generale sottoposto a dure contestazioni da parte dell'opposizione locale, e proprio in questi giorni circa 600 militanti calabresi hanno deciso di abbandonare il partito, dissenzienti rispetto alle scelte della dirigenza. Inoltre, Vannacci ha dato incarico ai suoi legali di agire contro gli autori di commenti offensivi pubblicati sui social in risposta a un suo post del 28 marzo, relativo all'inaugurazione della prima sede fiorentina del movimento. Il clima si è ulteriormente acceso con la costituzione di un comitato che chiede l'incriminazione del generale per presunti reati di istigazione all'odio razziale e ricostituzione di organizzazione fascista.

Nonostante le pressioni, Vannacci si mostra combattivo. Durante il dibattito televisivo ha dichiarato di non avere timore delle contestazioni, affermando che le critiche devono muoversi sul terreno delle argomentazioni e non della provocazione. Ha sottolineato come Futuro Nazionale abbia raggiunto il 6% nei sondaggi in tempi brevissimi, un risultato che definisce «unico nella storia politica italiana», lasciando intendere che ulteriori progressi sono possibili.

Sulla questione dell'eventuale ingresso nella coalizione di centrodestra, il generale ha mantenuto una posizione di autonomia, affermando che «Vannacci e Futuro Nazionale sono una cosa a sé». Tuttavia, uno spiraglio negoziale emerge quando tocca il tema della legge elettorale. Vannacci ha infatti indicato il ritorno alle preferenze come terreno di possibile convergenza con il governo, ritenendo che qualora Meloni spingesse in questa direzione, si potrebbe trovare un'intesa sul punto. Una dichiarazione che, pur velata nella forma, lascia aperta la porta a future alleanze.