Una sentenza civile emessa dal tribunale di Avellino ha riconosciuto il diritto al risarcimento a una madre vittima di uno dei più gravi errori ospedalieri: lo scambio della propria figlia appena nata con un'altra bambina presso una clinica privata della Campania. Il giudice ha condannato la struttura sanitaria al pagamento di oltre 100mila euro quale indennizzo per i danni morali subiti, accogliendo pienamente la domanda presentata dalla donna in sede civile.

I fatti risalgono a gennaio 2017, quando due neonate vennero scambiate immediatamente dopo il parto durante le operazioni di vestizione e assegnazione alle rispettive madri. Per circa tre giorni consecutive, entrambe le donne si occuparono e allattarono una bambina che non era la propria, ignorando completamente l'accaduto. L'errore venne scoperto solo al momento delle dimissioni ospedaliere, quando una delle due madri accompagnò la neonata a una visita specialistica per un leggero gonfiore agli occhi. Durante questo controllo medico, la donna ebbe il dubbio e decise di verificare il numero identificativo stampato sul braccialetto della bambina, confrontandolo con quello che ricordava di aver visto assegnato al parto. Il controllo rivelò immediatamente l'incongruenza.

La scoperta dello scambio portò la clinica ad attivare immediatamente le indagini interne, compresi i test del DNA che confermarono definitivamente l'errore. All'epoca, le autorità giudiziarie penali archiviarono il caso ritenendolo una grave negligenza priva tuttavia di dolo criminale e quindi non perseguibile penalmente. Diversa è stata la valutazione nella sede civile, dove il tribunale ha accertato la responsabilità della struttura per il danno cagionato.

Durante il processo è emerso che la madre aveva inizialmente notato alcune incongruenze negli indumenti delle due bambine, ma non aveva mai sospettato che potesse verificarsi un errore di tale entità, ripponendo fiducia nei protocolli di sicurezza adottati dalla clinica. Le conseguenze psicologiche del trauma si rivelarono invece significative: la perizia medico-legale ha documentato che la donna ha sofferto per settimane di disturbi del sonno, stato di ipervigilanza, irritabilità costante, rievocazioni ricorrenti dell'accaduto e profonda ansia. Inoltre, durante lo scambio, la neonata non era riuscita ad allattarsi dalla madre cui era stata erroneamente affidata, aggiungendo ulteriore sofferenza al quadro complessivo.

Questa sentenza rappresenta il primo verdetto civile definitivo sulla vicenda e segna un precedente importante per quanto riguarda la responsabilità delle strutture sanitarie in casi di errori così gravi. Il riconoscimento del danno psicologico ha stabilito che oltre alle conseguenze fisiche, anche il trauma emotivo e la sofferenza mentale causati da simili negligenze mediche devono essere risarciti integralmente. La decisione sottolinea l'importanza dei protocolli di sicurezza in ambito ostetrico-ginecologico e le responsabilità che le strutture private devono assumersi quando tali procedure vengono disattese.