Un'operazione di sei ore ha portato all'arresto di Sebastián Marset, il narcotrafficante uruguaiano considerato uno dei criminali più pericolosi e ricercati dell'America latina. La cattura è avvenuta a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, dove le forze dell'ordine locali lo hanno localizzato e fermato prima di consegnarlo alla Dea, l'agenzia antidroga americana, che ha provveduto al suo trasferimento negli Stati Uniti.

Il sequestro dei beni ha raggiunto proporzioni impressionanti. Le autorità boliviane hanno confiscato sedici aeromobili e asset complessivi stimati intorno ai 15 milioni di dollari. Al materiale aereo si aggiungono cinque immobili di pregio, dieci veicoli di lusso, un arsenale composto da ventuno armi da fuoco e tre fucili d'assalto Ak-47, oltre a seicento munizioni, equipaggiamenti tattico-militari come giubbotti antiproiettile e carburante per uso aeronautico.

Negli Stati Uniti Marset dovrà rispondere di accuse di riciclaggio di denaro sporco, reati che comportano una pena massima di venti anni di reclusione. La Dea ha utilizzato toni molto severi nel descrivere il criminale, definendolo pubblicamente un "Pablo Escobar dell'era contemporanea", mettendo in evidenza il ruolo centrale da lui ricoperto nel traffico di stupefacenti a livello regionale.

Le indagini non si concludono con l'arresto del boss. Le autorità competenti continuano a lavorare al smantellamento della sua organizzazione criminale, che aveva ramificazioni non solo in Bolivia ma in diversi paesi dell'America latina. L'operazione rappresenta uno dei colpi più significativi inferto al narcotraffico sudamericano negli ultimi tempi, segnando un successo rilevante della cooperazione fra le forze dell'ordine boliviane e statunitensi.