Una decisione che ha dell'incredibile nel mondo del calcio internazionale: secondo l'inchiesta del Times di Londra, la revoca della squalifica inflitta a Balogun non sarebbe stata il frutto di una valutazione collegiale, ma il risultato della scelta unilaterale del presidente della commissione disciplinare della Fifa, Mohammad Al Kamali. L'attaccante statunitense era stato espulso durante la partita dei sedicesimi di finale contro la Bosnia, ma ha potuto comunque scendere in campo negli ottavi contro il Belgio.

Ciò che emerge dall'inchiesta è ancora più sconcertante: Al Kamali non avrebbe neppure consultato i restanti 17 membri della commissione prima di autorizzare il giocatore a scendere in campo. Una procedura che contraddice completamente i protocolli disciplinari internazionali e alimenta sospetti di pressioni esterne sulla gestione della competizione.

Le ombre su questa vicenda si infittiscono quando emerge il coinvolgimento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo stesso Trump ha riconosciuto pubblicamente di aver contattato il numero uno della Fifa, Gianni Infantino, per esprimere la propria contrarietà al cartellino rosso ricevuto da Balogun. Una mossa inusuale e controversa che ha immediatamente attirato critiche sui possibili conflitti di interesse.

Infantino, da parte sua, ha confermato l'avvenuto colloquio con Trump ma ha cercato di allentare la tensione dichiarando che la decisione sulla squalifica era stata presa autonomamente dalla commissione competente, senza influenze politiche. Tuttavia, le rivelazioni del Times rendono questa affermazione difficile da credere, considerato che a decidere sarebbe stato un uomo solo.

La questione ha assunto dimensioni politiche e sportive significative, alimentando un dibattito serrato sui meccanismi di controllo e trasparenza all'interno degli organismi calcistici internazionali. La revoca della squalifica di Balogun rischia di diventare uno dei capitoli più controversi di questa edizione mondiale, sollevando interrogativi seri sulla integrità sportiva e sull'indipendenza delle decisioni disciplinari.