Venezia ospita fino al 6 settembre uno dei progetti più affascinanti della stagione artistica italiana. Nella project room di Ca' Pesaro, Giuseppe Di Liberto, artista trentaseienne originario di Palermo, propone un'esperienza visiva e sensoriale radicalmente diversa da ciò che ci si aspetta. L'installazione, curata da Marta Cereda e Giulia Mariachiara Galiano, rappresenta un dialogo consapevole con la riflessione filosofica contemporanea, in particolare con il pensiero di Federico Campagna, intellettuale italiano di fama internazionale.
L'opera si intitola "Per sempre, fino alla fine" ed è un'affermazione poetica sulla ciclicità dell'esistenza. Strutturalmente, consiste in una composizione di lastre di cemento disposte sul pavimento. A prima vista appare grezza e minimalista, quasi un'opera di demolizione rimasta incompiuta. Ma è proprio questa prima impressione a ingannare: il vero significato emerge nel tempo. Ogni ora, nebulizzatori automatici spruzzano acqua sulla superficie, rivelando temporaneamente un disegno nascosto tracciato con vernice idrorepellente trasparente. Man mano che l'acqua evapora, il disegno scompare nuovamente, creando un ciclo continuo di apparizione e sparizione.
Ad amplificare l'esperienza sensoriale interviene una fragranza studiata appositamente dalla naso Alessandra Avanzi, che diffonde note di carbone e legno bruciato. Questa scelta olfattiva non è casuale: rimanda simbolicamente al contrasto tra acqua e fuoco, tra distruzione e rigenerazione, elementi che ricorrono nella visione dell'artista.
Di Liberto dialoga qui con le teorie di Campagna, professore al Royal College of Art di Londra e direttore della scuola Agora di Ginevra. Nel suo recente corpus teorico, pubblicato con editori come Tlon e Einaudi, Campagna affronta l'intersezione tra metafisica e cultura contemporanea. La sua influenza sulle arti visive è ormai consolidata, come dimostrato anche dalla rassegna "8albe" di Val di Noto dello scorso anno. L'installazione veneziana prosegue questa indagine, trasformando l'apocalisse da evento catastrofico a fase naturale di un ciclo molto più vasto di noi stessi.
La mostra rappresenta un momento di prestigio per l'arte italiana contemporanea: giovani talenti come Di Liberto, affiancati da curatori consapevoli e da istituzioni quali Ca' Pesaro, dimostrano una capacità di generare lavori concettualmente sofisticati e sensorialmente coinvolgenti. Non si tratta di semplice nostalgia o autocompiacimento nazionale, bensì di meritevole riconoscimento della qualità che il paese continua a produrre nel panorama artistico globale.