La vittoria di Jannik Sinner a Wimbledon rappresenta un successo destinato a rimanere nei ricordi degli appassionati di tennis. Tuttavia, dietro questo trionfo emerge un altro vincitore altrettanto meritevole di attenzione: la categoria dei telecronisti che hanno seguito l'evento londinese, dimostrando una capacità narrativa che contrasta fortemente con gli standard ormai consolidati nelle trasmissioni calcistiche del nostro paese.
Proprionel corso di questo Mondiale di calcio, gli spettatori italiani hanno potuto constatare ancora una volta come le coppie di commentatori che seguono le partite di pallone tendano a prediligere un approccio caratterizzato da un flusso verbale continuo e praticamente ininterrotto. Queste telecronache si distinguono per l'accumulo di frasi sovrapposte, per una certa difficoltà nel seguire tempestivamente l'azione e nel descrivere semplicemente chi passa il pallone a chi. Alcuni telespettatori, esasperati da questo stile, hanno optato per la soluzione radicale di disattivare l'audio televisivo durante le partite, preferendo sintonizzarsi sulla radio, dove la narrazione risulta significativamente più precisa, puntuale e priva di verbosità eccessiva.
Secondo l'analisi critica del noto giornalista Giandomenico Crapis, la soluzione ideale per risanare la situazione sarebbe il ritorno al modello del telecronista unico, figura ormai quasi scomparsa dal panorama della telecronaca sportiva italiana. La presenza del secondo commentatore, spesso giustificata dall'esigenza di fornire analisi tecnica, si trasforma frequentemente in un'occasione di spreco di risorse economiche e verbali. Questi professionisti, posizionati negli studi televisivi con dichiarati intenti didattici, si limitano il più delle volte a intervenire incessantemente, sovrapponendosi al collega principale in modo sgradevole, tradendo evidentemente il desiderio di emergere e di soddisfare esigenze narcisistiche poco nobili.
Il caso di Lele Adani rappresenta, secondo questa prospettiva, un esempio particolarmente emblematico di questo fenomeno. Durante le telecronache, di fronte a momenti salienti del gioco o a reti decisive, il commentatore tende a lasciarsi trasportare da toni accesi e gridate scomposte, immergendosi in una retorica approssimativa che lascia perplessi sia i colleghi che il pubblico da casa, specialmente coloro che mantengono ancora una qualche sensibilità verso il decoro della comunicazione televisiva.
Al contrario, i professionisti che hanno seguito gli eventi di Wimbledon in questi giorni – come Bertolucci, Liubicic ed Elena Pero – hanno offerto una lezione magistrale di eccellenza nel commentare lo sport. Questi esperti hanno saputo coniugare abilmente l'acutezza del racconto, la passione sportiva autentica e la competenza tecnica indiscussa, mantenendo nel contempo una misura espressiva impeccabile. La loro telecronaca si distingue per l'assenza di strepiti affettati, per il rifiuto di prevalere l'uno sull'altro, per la rinuncia consapevole a comportamenti da primadonna, e soprattutto per l'economia sapiente delle parole. In sintesi, raccontano ciò che accade in campo con chiarezza e senza superfluità, offrendo un modello di qualità che il calcio farebbe bene a imitare.