Il vertice della Nato svoltosi ad Ankara ha riacceso il dibattito sulla strategia di sicurezza dell'Alleanza atlantica. Secondo l'analisi di Pasquale Pugliese, filosofo specializzato in tematiche di pace e nonviolenza, le decisioni assunte durante l'incontro rispecchiano una concezione bellicista della difesa che trascura completamente alternative basate su strategie nonarmate.
La Dichiarazione di Ankara adottata dai governi membri individua la Russia come "minaccia a lungo termine" e prevede un significativo reindirizzamento di risorse pubbliche verso l'espansione della capacità produttiva militare globale. Nel solo 2026, è stato stanziato un ulteriore finanziamento di 70 miliardi di dollari in equipaggiamenti per il governo ucraino. Parallelamente, l'alleanza occidentale ha richiesto a tutti gli stati membri di raggiungere una spesa militare equivalente al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Per l'Italia, questo significherebbe destinare circa 500 miliardi di euro aggiuntivi alle spese belliche, risorse che verrebbero sottratte agli investimenti nei settori civile e sociale.
Secondo i dati dell'Istituto internazionale di ricerca sulla pace (Sipri), la spesa militare dell'Occidente rappresenta il 55% della spesa militare mondiale totale del 2025, pari a 1.581 miliardi di dollari, a fronte dei 190 miliardi della Russia. Pugliese sottolinea come il Summit dell'Industria della Difesa, organizzato in apertura del vertice, abbia fatto emergere il ruolo centrale del complesso militare-industriale nella definizione delle politiche dell'alleanza.
Un episodio ha marcatamente simboleggiato l'orientamento dell'incontro: il presidente turco Erdogan ha omaggiato ciascun partecipante con una pistola funzionante personalizzata, munita di proiettili. L'iniziativa ha suscitato critiche anche dall'ambito religioso. L'Arcivescovo di Napoli, monsignor Mimmo Battaglia, ha denunciato in una lettera aperta come questo gesto rappresenti una visione distorta della sicurezza, dove "il terrore reciproco viene chiamato equilibrio e la pace diventa semplicemente l'intervallo tra gli spari".
Pugliese propone un'alternativa radicale alle strategie convenzionali: l'implementazione di modelli di difesa civile strutturati sulla nonviolenza e sull'educazione. Per lo studioso, la questione centrale riguarda come le società occidentali hanno normalizzato l'idea che la sicurezza possa essere misurata esclusivamente attraverso l'accumulo di armamenti, dimenticando completamente altre possibilità di protezione collettiva basate su strumenti diplomatici e civili.