Si è aperto stamattina presso il tribunale di Tempio Pausania il giudizio nei confronti di Emanuele Ragnedda, imprenditore vinicolo di Arzachena, accusato dell'omicidio di Cinzia Pinna, una trentaquattrenne originaria di Castelsardo. Il delitto risale alla notte tra l'11 e il 12 settembre 2025 e si consumò nella tenuta di Concaentosa, situata tra Palau e Arzachena nel cuore della Gallura. Secondo l'accusa, Ragnedda avrebbe sparato tre colpi di arma da fuoco al volto della donna. L'imputato, presente in aula scortato dagli agenti penitenziari, è già detenuto nel carcere di Sassari in qualità di confesso.
Le accuse mosse dall'ufficio del pubblico ministero Noemi Mancini sono particolarmente gravi: omicidio volontario con le aggravanti della crudeltà, dei motivi abbietti e delle sevizie, oltre a reati di occultamento del cadavere, calunnia e spaccio di cocaina. Il corpo di Cinzia Pinna fu rinvenuto dodici giorni dopo il decesso in prossimità di un albero all'interno della vasta proprietà dell'imputato. Durante l'inchiesta preliminare, Ragnedda aveva accusato Luca Franciosi, un manutentore, di aver provveduto a spostare e occultare il cadavere: un'imputazione che la magistratura considera calunniosa.
A costituirsi come parti civili sono stati i familiari della vittima, rappresentati dagli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu, e lo stesso Franciosi con i legali Maurizio e Nicoletta Mani. Una scelta significativa è arrivata invece dalla ex compagna di Ragnedda, Rosa Maria Elvo, che nonostante fosse stata inizialmente indagata per favoreggiamento, ha deciso di non entrare nel processo come parte lesa. Il suo avvocato Francesco Furnari ha spiegato che dagli atti processuali non emergono elementi sufficienti per una simile costituzione, aggiungendo che la donna era stata ingiustamente descritta da parte della stampa come responsabile di comportamenti che l'indagine non ha mai confermato.
Un aspetto cruciale del procedimento riguarda la strategia difensiva: gli avvocati Luca Montella e Gabriele Satta, che difendono Ragnedda, sostengono di possedere consulenze tecniche di esperti di alto livello, tra cui lo specialista Dario Radaelli e il professor Ernesto D'Aloja. Secondo questa ricostruzione, la vittima avrebbe aggredito per prima l'imprenditore poco prima dei colpi di pistola sparati, il che potrebbe comportare importanti implicazioni sotto il profilo giuridico della legittima difesa o di circostanze attenuanti. I risultati di queste perizie costituiranno uno dei nodi centrali del dibattimento che inizia oggi.