Una correzione di rotta al ministero dell'Istruzione e del Merito, ma che invece di spegnere i conflitti nel mondo della scuola li alimenta ulteriormente. Il titolare Giuseppe Valditara ha deciso di ritirare in parte la sua riforma sugli istituti tecnici, accogliendo le istanze emerse durante i recenti incontri con le organizzazioni sindacali del comparto scolastico. Le modifiche interesseranno l'architettura dei programmi didattici su tutto il ciclo di studi, dal primo al quinto anno.
Il cambio di strategia del ministero prevede una revisione complessiva dei quadri orari, con una riduzione delle competenze che sarebbero state lasciate alle scuole e un rafforzamento delle materie centrali: scientifiche, economiche, geografiche, lingue straniere e discipline tecnico-specialistiche. Il tutto secondo quanto affermano gli uffici ministeriali, nel segno di una "fiducia nel dialogo" e seguendo una "procedura conciliativa" che ha portato a questa soluzione di compromesso.
Tutto bene, dunque? Tutt'altro. La decisione ha innescato una guerra sotterranea tra i maggiori sindacati della scuola italiana. La Flc Cgil reclama la vittoria, sostenendo che la mobilitazione coordinata abbia prodotto il risultato: secondo la segretaria generale Gianna Fracassi, è stata la capacità organizzativa del sindacato a costringere il ministero a riconsiderare le proprie scelte. Un messaggio che suona come un campanello d'allarme per gli altri sindacalisti.
La Cisl Scuola non ci sta e risponde con tono pungente, accusando la Cgil di tentare di prendersi il merito di risultati già previsti dagli accordi di aprile, quando le organizzazioni sindacali avevano sottoscritto un verbale di conciliazione. Anche il ministero entra nella mischia, rilasciando una dichiarazione che sottolinea come la Cgil non abbia nemmeno aderito ufficialmente alla procedura di raffreddamento concordata. Inoltre, il ministero critica il ricorso allo sciopero indetto dalla Cgil il 7 maggio, definendolo poco rappresentativo: solo l'1,78% dei docenti e il 6,1% di quelli negli istituti tecnici e professionali avrebbe aderito.
La riforma degli istituti tecnici ritorna così al centro di una contesa politica tra le organizzazioni sindacali, con ciascuna che tenta di capitalizzare consenso presso la propria base. Nel frattempo, le scuole attendono chiarimenti ufficiali sul percorso futuro: il ministero ha promesso di diffondere un documento d'indirizzo entro la fine di luglio, comunque prima dell'apertura dell'anno scolastico 2026-2027. Una soluzione che dovrebbe mettere fine alle incertezze, ma che per ora ha solo amplificato il clima di tensione tra i rappresentanti dei lavoratori della scuola italiana.