Una lezione calcistica senza appelli quella che lo Sporting Lisbona infligge al Bodo/Glimt nei quarti di finale di Champions League. I portoghesi, reduci da una sconfitta per 3-0 in trasferta, ribaltano completamente il copione all'Alvalade con un dominio schiacciante, chiudendo la pratica con un perentorio 5-0 che proietta la squadra di Rui Borges tra le semifinali della competizione, dove affronterà la vincente di Arsenal-Bayer Leverkusen. Per i norvegesi, invece, inizia una traversata del deserto mediatico e sociale nel loro Paese, dove regna la delusione più assoluta.
Fin dal primo tempo emerge chiaramente la differenza di spessore tra le due formazioni. Lo Sporting parte con grande aggressività e già nei minuti iniziali crea due opportunità clamorose con Trincao. La superiorità tecnica e tattica dei lusitani si concretizza al 34' con il gol di Gonçalo Inácio, che svetta più alto di tutti sugli sviluppi di un calcio d'angolo e firma l'1-0 che spezza l'equilibrio. La difesa norvegese, apparsa quasi inespugnabile nella fase iniziale della competizione, mostra per la prima volta crepe significative, probabilmente schiacciata dalla pressione di una partita ad alta intensità. Il Bodo tenta una reazione al 42' quando Odin Bjørtuft colpisce di testa su cross dalla bandierina, ma la traversa lo nega per ben due volte.
Nella ripresa lo Sporting dilaga senza pietà. Pote raddoppia al 65' grazie a una sponda bassa di Luis Suarez, mentre i norvegesi si ritrovano progressivamente intrappolati nella propria metà campo, incapaci di opporre una difesa strutturata. Il copione si ripete al 76' quando un cross dalla destra di Presneda trova la mano di Bjorkan: il direttore di gara ricorre al VAR per un on field review che dura pochi secondi, senza dubbi sul rigore. Luis Suarez dal dischetto non perdona, incrociando perfettamente e spiazzando Haikin. È il suo quinto gol nella competizione, il 32° della stagione.
I cinque gol subiti lasciano il Bodo sotto choc. In Norvegia il risultato viene definito un vero e proprio dramma sportivo, una dimostrazione di presunzione dopo il convincente 3-0 dell'andata. Gli addetti ai lavori scandinavi avevano evidentemente sottovalutato il pericolo e ritenuto di aver già chiuso la qualificazione. Il rovescio della medaglia è amaro per l'Inter, che ora può solo rimpiangere l'eliminazione subita ai gironi proprio per mano dei norvegesi: emerge con forza il dato che il Bodo non è affatto la macchina da guerra percepita, e che la squadra nerazzurra avrebbe potuto continuare il proprio percorso europeo. Una consapevolezza che brucia ancor più dopo aver visto i veri limiti della formazione scandinava esposti sotto la luce della Capitale portoghese.