Sigfrido Ranucci passa all'offensiva legale dopo mesi di polemiche e sospetti sulla dinamite trovata davanti alla sua abitazione. Il noto giornalista, attraverso il suo avvocato Roberto De Vita, ha presentato una denuncia-querela per diffamazione pluriaggravata nei confronti di chi ha diffuso dichiarazioni e articoli contenenti l'ipotesi di un "finto attentato" o suggerendo che il conduttore potesse aver tratto vantaggi dall'accaduto. Secondo il legale, queste insinuazioni avrebbero rovesciato la narrazione trasformando la vittima in presunto beneficiario del grave episodio, causando danni umani e professionali di straordinaria entità.

Ma non è tutto. Ranucci insieme a numerosi colleghi della redazione di Report - tra cui Daniele Autieri, Giorgio Mottola, Paolo Mondani, Giulio Valesini e Luca Chianca - ha depositato una seconda azione legale per violazione di segreto d'ufficio e segreto investigativo. L'accusa riguarda la divulgazione di materiale riservato relativo all'inchiesta ancora in corso sull'attentato dinamitardo. Sotto la lente finiscono intercettazioni telefoniche, appunti investigativi e verbali di testimonianze, parte dei quali sarebbero stati successivamente pubblicati dalle testate il Domani e La Verità.

Secondo De Vita, la diffusione di questi atti avrebbe arrecato pregiudizio grave alle investigazioni in corso, aumentato i rischi per le persone coinvolte e compromesso la reputazione del conduttore attraverso un utilizzo deliberatamente parziale e deformato delle informazioni. L'avvocato ha tenuto però a precisare un aspetto cruciale: la denuncia non è rivolta contro i giornalisti che hanno pubblicato le notizie, bensì contro coloro che, per dovere professionale e legale, erano obbligati a mantenere il segreto e che avrebbero invece permesso la fuoriuscita di questi documenti sensibili.

La mossa legale rappresenta una svolta significativa nel complicato caso che ha visto Ranucci al centro di una tempesta mediatica caratterizzata da speculazioni, critiche e teorie alternative sull'accaduto. Con queste azioni legali, il giornalista punta a tutelarsi sia dal piano reputazionale che da quello investigativo, cercando di far luce su come materiale coperto da segreto sia finito nelle mani della stampa.