Gianni Rivera, a pochi mesi dagli 83 anni, non risparmia critiche alle decisioni della Federazione Italiana Giuoco Calcio dopo il recente rinnovo della dirigenza. L'ex campione europeo con la maglia azzurra nel 1968 ha deciso di intervenire pubblicamente durante la "Notte Bianca dello Sport" di Livorno, affidandosi alle onde di Radio Sportiva per esprimere il suo scetticismo nei confronti dei nuovi assetti federali. Rivera, una figura di spicco della storia del calcio italiano sia come giocatore che come dirigente, non vede di buon occhio l'elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc: "Non mi sembra la figura giusta per questo incarico", ha dichiarato in modo lapidario.

Sulla questione ancora aperta del nuovo allenatore della Nazionale, Rivera si è detto contrario sia ad Antonio Conte che a Roberto Mancini, i due principali candidati al momento. La critica dell'ex mezzala milanista si concentra soprattutto sulla coerenza e sulla dedizione che questi ultimi avrebbero mostrato nei momenti difficili. "Quando tutto è complicato, serve gente disposta a stare dentro la trincea e combattere per cambiare le cose. Entrambi hanno scelto di andarsene anziché affrontare le sfide", ha spiegato Rivera, facendo riferimento alla partenza di Mancini verso l'Arabia Saudita e al percorso in chiaroscuro di Conte all'Europeo, seguito successivamente dalla mancata qualificazione azzurra ai Mondiali.

Rivera ha inoltre espresso preoccupazione riguardo alle condizioni in cui dovrà operare Paolo Maldini nel suo nuovo ruolo di direttore tecnico, affiancato da Leonardo. "Maldini possiede indubbiamente le competenze necessarie", ha riconosciuto l'ex dirigente rossonero, "però se deve affrontare pressioni e interferenze da parte di personaggi la cui conoscenza calcistica è discutibile, allora la situazione diventa davvero problematica". Il messaggio di Rivera è chiaro: il nuovo direttore tecnico avrà bisogno di autonomia operativa per poter svolgere adeguatamente il suo compito, ma le dinamiche interne della federazione potrebbero rappresentare un ostacolo rilevante.

Le parole di Rivera rappresentano un controcanto netto all'ottimismo diffuso che sta accompagnando il nuovo corso della federazione calcistica italiana. La sua esperienza pluridecennale nel calcio, sia come calciatore di rilievo internazionale che come dirigente, gli consente di parlare con autorevolezza su come dovrebbe essere gestita una federazione nazionale. La sua critica non è tanto rivolta ai singoli individui, quanto piuttosto al modello organizzativo e alle scelte strategiche che la Figc sta portando avanti in questa delicata fase di ricostruzione.