Aurora Quattrocchi, la straordinaria attrice siciliana che tutti chiamano Rory, sta attraversando un periodo di rifioritura artistica e di riconoscimenti pubblici che giustamente la consacra come una delle migliori interpreti della scena italiana contemporanea. Con gli anni alle spalle annotati sulla carta d'identità ma con un'energia che smentisce qualsiasi numero, l'artista continua a passare da un incarico all'altro con l'entusiasmo di chi vede nella propria professione una vocazione autentica. L'ultimo premio ricevuto, il riconoscimento a Salina, si aggiunge a una serie di distinzioni che stanno trasformando questa fase della sua vita in una vera stagione d'oro.

A soli 83 anni, Quattrocchi ha appena ricevuto il David di Donatello come migliore attrice protagonista per il film Gioia Mia, un riconoscimento che arriva dopo decenni di impegno nel teatro e nel cinema. Con il suo humor caratteristico, la siciliana respinge l'etichetta di «donna dell'anno» ironizzando su come si stia semplicemente riscoprendo il passato, inclusa se stessa. Il paradosso della sua scoperta tardiva non la turba: secondo Quattrocchi, il tempo è una variabile irrilevante, e ciò che conta è accettare che «le cose accadono quando devono accadere».

La carriera di Rory nel cinema è iniziata relativamente tardi, nel 1989, grazie alla visione di Marco Risi che l'ha voluta in Mery per Sempre. Quella prima esperienza è stata rivelatrice: Risi le insegnò che al cinema non si «recita» nel senso teatrale tradizionale, scoperta che le ha aperto un mondo nuovo di gratificazione artistica. Dopo questo debutto, hanno seguito collaborazioni con giganti della regia come Giuseppe Tornatore, Paolo Giordana, Gabriele Crialese e Francesca Andò, consolidando la sua presence nel cinema italiano di qualità. Eppure, dietro a una carriera di quasi quattro decenni nel settore, ci sono tre decenni precedenti dedicati esclusivamente al palcoscenico teatrale, uno spazio dove ha costruito la sua solida preparazione artistica.

Riguardo ai progetti futuri, Quattrocchi mantiene un certo riserbo, sebbene abbia rivelato un desiderio rimasto insoddisfatto: portare in scena un musical di qualità. L'amore per il canto l'ha sempre accompagnata, ma riconosce realisticamente che certi ruoli potrebbero essere ormai legati a una diversa fase della vita. Un solo vero rimpianto la affligge: l'occasione di collaborare con Marco Bellocchio, che l'aveva contattata per Il Traditore senza che il progetto si concretizzasse. Nonostante ciò, la sua disponibilità verso il lavoro rimane totale: basta che arrivi una proposta da parte di un regista di comprovata qualità e voglia farla recitare, e Quattrocchi sarà pronta a mettersi nuovamente in gioco, dimostrando che lo spirito creativo non conosce età.