Una testimonianza esplosiva ha riacceso i riflettori su uno dei capitoli più delicati della storia giudiziaria italiana: le trattative fra le istituzioni e la mafia. Durante l'udienza del primo luglio presso l'ottava sezione del Tribunale di Milano, Annunziatino Romeo, ex affiliato alla 'ndrangheta e poi collaboratore di giustizia, ha reso dichiarazioni su come il Paese ottenne il rilascio dell'imprenditrice Alessandra Sgarella, rapita il 11 dicembre 1997 nella zona di San Siro a Milano da un gruppo di criminali calabresi.
Secondo quanto emerso dal processo sull'inchiesta Equalize coordinata dal pm Francesco De Tommasi, la liberazione della Sgarella avvenne attraverso canali negoziali con la potente cosca Barbaro di Platì, in Calabria. La donna era tenuta sequestrata in Aspromonte dopo mesi nei quali investigatori e procura milanese avevano perso ogni traccia credibile. È in questo contesto che entrò in gioco l'ex ufficiale di polizia Carmine Gallo, scomparso il 9 marzo 2025, il quale condusse le trattative. Tuttavia, la novità scioccante è che queste operazioni non furono iniziative improvvisate, bensì vennero coordonate e autorizzate dai magistrati milanesi competenti.
La conseguenza di questi accordi fu tangibile: i vertici della 'ndrangheta coinvolti videro drasticamente ridursi le loro condanne. Sentenze inizialmente di ventiquattro anni di carcere furono ridotte a soli otto anni in fase di appello. Durante la testimonianza, quando Romeo ha accennato agli sconti di pena concessi dai giudici, il Tribunale lo ha fermato con un ammonimento: la discussione su decisioni giudiziarie richiedeva prudenza.
Romeo, che negli anni Novanta aveva mantenuto rapporti strettissimi con la famiglia mafiosa e in particular modo con il boss Rosario Barbaro, oggi ha parzialmente ritrattato le proprie dichiarazioni precedenti, negando aspetti della sua testimonianza ai magistrati del 1996. La difesa dei suoi diritti e il silenzio su certi dettagli rimangono una questione aperta, ma i documenti processuali raccontano una storia complessa dove sicurezza dello Stato e compromessi criminali si intrecciano in modo imbarazzante.
Questa vicenda aggiunge ulteriori elementi a quello che gli osservatori definiscono come la "Trattativa": il capitolo scomodo dove le necessità di ordine pubblico costringono le istituzioni a negoziare con il crimine organizzato. La liberazione di Sgarella, pur rappresentando un successo operativo, ha comportato un prezzo pagato in termini di giustizia formale, con condanne significativamente ridotte per criminali importanti. Trent'anni dopo quei fatti, il Tribunale di Milano sta finalmente scoperchiando verità che molti, all'interno e all'esterno dello Stato, avevano preferito mantenere nascoste.