La comunità medica torna a denunciare il fenomeno dei processi paralleli condotti su social network e trasmissioni televisive, che vedono personaggi pubblici trasformarsi in giudici senza competenze scientifiche. È quanto emerge dall'intervento critico rivolto al presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, in relazione al caso di Francesca Tucci, deceduta dopo un intervento chirurgico effettuato dal dottor Pirozzi.
L'onorevole Borrelli e l'avvocato Petruzzi hanno alimentato una campagna mediatica intensa contro lo specialista, chiedendone l'interdizione e utilizzando come base argomenti che, secondo quanto riferito, rivelano una scarsa comprensione della materia. Tra le accuse mosse, emergerebbero confusioni anatomiche elementari (arterie confuse con vene) e una banalizzazione della condizione clinica della paziente, descritta come semplice gonfiore addominale, quando invece potrebbe aver rivestito complessità maggiori. Ulteriore elemento di contesa riguarda il ricorso all'intramoenia, ovvero alla prestazione in regime privato presso struttura pubblica, che verrebbe strumentalizzato come aggravante, secondo la critica, con la considerazione che nessuno dovrebbe morire in cambio di una somma di denaro.
L'articolista sottolinea un paradosso inquietante: se questa logica di responsabilità assoluta dovesse prevalere, le corsie ospedaliere si svuoterebbero rapidamente, con medici ridotti a scegliare tra il carcere o una pratica esclusivamente difensiva, priva di qualsiasi finalità terapeutica costruttiva. La critica non risparmia l'Ordine dei Medici, accusato di silenzio assordante di fronte a questa deriva processuale extrajudiziale.
L'autore precisa di non voler proteggere comportamenti scorretti: chi commette errori deve rispondere legalmente. Tuttavia, sostiene il diritto fondamentale a un processo equo, con contraddittorio scientifico serio, non a dibattiti televisivi dove sedicenti esperti senza esperienza chirurgica pontificano sulla materia clinica. Il vero scandalo, secondo questa lettura, non è l'eventuale errore medico, ma la sostituzione dei tribunali con piazze virtuali dove il processo alla persona sostituisce l'accertamento dei fatti.