Le forze armate russe hanno condotto un'operazione di bombardamento sulla città di Sumy, nel territorio ucraino, lo scorso sabato 11 luglio. Gli attacchi hanno preso di mira aree pubbliche frequentate da cittadini inermi, tra cui parchi e bar. Le immagini diffuse mostrano scene di panico: donne che proteggono bambini in strada, avventori di locali che fuggono in preda al terrore mentre le bombe cadono nelle vicinanze.
Secondo i dati ufficiali, il bilancio dei bombardamenti ammonta a quattro persone decedute e diciassette ferite. Tra le vittime figura una bambina, circostanza che sottolinea il carattere indiscriminato dell'attacco. Le zone colpite risultano essere spazi pubblici frequentemente utilizzati dalla popolazione civile, il che evidenzia come gli obiettivi non siano stati selezionati per scopi militari strategici.
La tattica impiegata dalle autorità militari russe prevede l'utilizzo di bombe plananti, armi che vengono rilasciate da velivoli posizionati a considerevole distanza dal fronte. Questi ordigni proseguono il loro tragitto verso il bersaglio per numerosi chilometri, sfruttando la gravità per raggiungere la destinazione. Sebbene dotate di sistemi di guida, queste munizioni continuano a colpire frequentemente infrastrutture civili e aree abitate, una pratica sistematica dall'inizio dell'invasione su larga scala avviata nel 2022.
L'episodio di Sumy rappresenta l'ennesimo capitolo di una campagna aerea che ha causato migliaia di vittime civili nel corso del conflitto. Le autorità ucraine denunciano costantemente l'uso di queste armi contro strutture pubbliche, ospedali, scuole e zone residenziali, sottolineando come tale strategia violi le convenzioni internazionali sulla protezione dei civili in conflitto armato.