Giorgia Meloni si è recata a Palermo per presenziare alla cerimonia di presentazione dei resti della Fiat Croma che, il 23 maggio 1992, viaggiava con a bordo il magistrato Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo quando fu colpita dall'attentato che li uccise. L'evento si è svolto presso il Museo del Presente e la premier ha descritto l'occasione come "un'emozione tagliente". Quella vettura, ha spiegato Meloni, rappresenta "l'ultimo luogo che Falcone e sua moglie condivisero", uno spazio intimo dove probabilmente stavano vivendo momenti ordinari, consapevoli dei pericoli ma senza atteggiamenti eroici, semplicemente facendo il loro dovere con dedizione.

Nel ripercorrere la storia di quella tragedia accaduta trentaquattro anni fa, la presidente del Consiglio ha evidenziato come l'attentato di Capaci ha rappresentato un punto di rottura nella percezione collettiva della mafia in Italia. Ha sottolineato che fino a quel momento molti preferivano ignorare, minimizzare o perfino non nominare il fenomeno criminale, ritenendolo un problema lontano o inevitabile. "Era un male che la società italiana aveva scelto di non guardare in faccia", ha affermato Meloni, rimarcando come la strage ha costretto tutti a confrontarsi con una realtà spaventosa e incontrovertibile.

Secondo quanto dichiarato dalla premier, la mafia aveva architettato quella violenza con l'obiettivo di dimostrare la propria superiorità sullo Stato e la capacità di piegare le istituzioni ai propri criminali interessi. Tuttavia, ha continuato Meloni, la strategia dell'intimidazione prodotto l'effetto opposto rispetto a quanto sperato dai boss. Anziché indebolire lo Stato, la strage generò una reazione popolare massiccia che trasformò la lotta alla criminalità organizzata in una responsabilità condivisa tra istituzioni e società civile.

Da quella tragedia, ha rimarcato Meloni, è nata una consapevolezza nuova secondo cui combattere la mafia non rappresenta solamente un compito delegato alle Forze dell'ordine, bensì una missione che coinvolge l'intera comunità nazionale. Il dolore provocato dall'attentato ha innescato una mobilitazione capillare che ha modificato profondamente l'approccio italiano alla lotta contro la criminalità organizzata, creando quella base di consenso civile che ancora oggi sostiene gli sforzi dello Stato in questa direzione.