Fabio Testi continua a sfidare il tempo. L'icona del cinema italiano raggiungerà gli 85 anni il prossimo 2 agosto, ma il divo veneto sostiene di sentirsi ancora ventenne. «Ringrazio la genetica e il Signore», afferma con il suo inconfondibile carisma durante la sua presenza all'Ischia Global Festival, dove ha accompagnato la proiezione speciale di «Il Giardino dei Finzi Contini» di Vittorio De Sica, inserita nell'omaggio al regista partenopeo curato da Pascal Vicedomini. Testi descrive una vita caratterizzata da autostima naturale e relazioni serene, tanto sul set quanto nella sfera privata, qualità che attribuisce al temperamento veneto con quella «vena napoletana» che, a suo dire, caratterizza gli abitanti del Veneto.

Ma il tono della conversazione cambia drasticamente quando Testi affronta le questioni che lo preoccupano profondamente. L'attore non risparmia critiche al sistema cinematografico contemporaneo, denunciando come il cinema statunitense abbia assorbito completamente il settore italiano, dalle sale ai palinsesti televisivi. Sottolinea come un suo recente capolavoro sia stato selezionato in concorso a Berlino ma non abbia mai ottenuto una distribuzione in Italia, sintomo di un mercato locale devastato. Testi rivendica un modello di protezione simile a quello francese, dove il 50 per cento della produzione nazionale è tutelato dalle leggi culturali, invitando gli attori a ribellarsi e utilizzare «l'arma della parola» per salvaguardare l'identità culturale nazionale.

La sua indignazione si estende anche ai conflitti globali. Con toni da patriarca consapevole, Testi esprime profonda preoccupazione per la perdita di vite umane in guerra, specificatamente riguardo alla situazione a Gaza. Ricorda come abbia tentato di attirare l'attenzione mediatica durante la Mostra di Venezia, portando un cartello per denunciare i 15 mila bambini uccisi, ma nessuno gli ha concesso un'intervista. Oggi quella cifra è salita a 35 mila. L'attore avverte che una futura generazione di palestinesi potrebbe accusare gli italiani di complicità attraverso il silenzio, e sostiene che l'arte debba svolgere il ruolo di ponte tra popoli diversi, promuovendo conoscenza reciproca anziché odio.

L'ex divo conclude le sue considerazioni affrontando un tema generazionale: la perdita di ideali comuni che caratterizzava la sua epoca, quando valori come patria e famiglia fornivano una bussola morale. Cresciuto in ambiente salesiano secondo la tradizione veneta, Testi lamenta come la generazione attuale manchi di quei punti di riferimento, osservazione che riflette un disagio profondo rispetto al presente storico. Lungi dall'essere un semplice compleanno celebrativo, l'intervazione di Testi si configura come una testimonianza appassionata di un artista che rifiuta il silenzio di fronte alle ingiustizie.