Domani pomeriggio il Coni tornerà a riunirsi al Foro Italico con un'agenda affollata di questioni delicate che toccano la governance dello sport italiano. Tra i temi caldi figura la situazione della Federazione italiana sport e danza (Fidesm), scossa dalle dimissioni simultanee di due consigliere: Silvia Stivè ed Elsa Monteleone. Sebbene le norme statutarie garantiscano ancora la rappresentanza di genere nell'organigramma, la doppia rinuncia rappresenta un campanello d'allarme che verrà certamente discusso nei dettagli dalla giunta. L'assenza di un commissariamento automatico non elimina le problematiche organizzative che dovranno essere affrontate.
In contemporanea con i lavori di giunta, è previsto un flash mob che si svolgerà nelle immediate vicinanze della sede del Coni. Gli organizzatori intendono usare questa manifestazione per sollecitare una riforma strutturale del sistema di giustizia sportiva italiano, un tema che evidentemente genera preoccupazioni significative tra gli operatori del settore.
Ma la riunione potrebbe allargare lo sguardo anche alla Federazione italiana nuoto (Fin), al centro di un esposto presentato a diversi enti istituzionali. Il documento è stato trasmesso alla Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio, al Coni stesso, all'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), all'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), al Ministero dello Sport e alla Procura Generale dello Sport. Chi ha presentato il reclamo sostiene l'esistenza di irregolarità nella gestione federale che potrebbero costituire violazioni della responsabilità erariale.
Nello specifico, la Corte dei Conti aveva condannato nel 2022 il presidente della Fin Paolo Barelli a titolo personale al versamento di 495.587 euro come risarcimento dei danni erariali subiti da Coni Servizi. Tuttavia, nel corso del 2023, la stessa Federazione nuoto ha provveduto al pagamento di questa somma, nonostante la Fin non fosse mai stata imputata nel procedimento giudiziario né destinataria della sentenza di condanna. Secondo chi ha depositato l'esposto, questa dinamica rappresenterebbe una chiara violazione del principio che la responsabilità finanziaria debba ricadere su chi effettivamente ha commesso l'illecito.
Lo stesso gesto di pagamento avrebbe inoltre creato il sospetto di un conflitto d'interessi a carico del presidente Barelli e sollevato interrogativi su una possibile distrazione impropria di risorse che dovrebbero restare a disposizione degli scopi federali. L'intera vicenda evidenzia tensioni significative all'interno della governance dello sport italiano e la necessità di chiarimenti su come vengono gestite le risorse pubbliche e i rapporti tra le strutture federali e gli organi di controllo.