A Genova è stato richiesto il rinvio a giudizio per un bidello di 50 anni con l'accusa di aver molestato una studentessa di 15 anni all'interno di un istituto tecnico della città. La Procura, attraverso la pm Francesca Rombolà, contesta al collaboratore scolastico il reato di violenza sessuale aggravata ai danni di una minore. L'udienza preliminare davanti alla giudice Maria Di Lazzaro dovrebbe svolgersi nei prossimi giorni, quando il magistrato dovrà valutare se mandare l'uomo a processo oppure archiviare il procedimento. Il bidello è rappresentato dall'avvocato Michele Ispodamia.

I fatti contestati risalgono al 10 ottobre 2025. Secondo la ricostruzione della procura, la ragazza si trovava in corridoio perché aveva abbandonato la classe accusando un malessere. In quel momento sarebbe stata avvicinata dal bidello, che le avrebbe richiesto un abbraccio. Di fronte al rifiuto della studentessa, l'uomo l'avrebbe comunque abbracciata e baciata sulla guancia, per poi tentare un contatto più invasivo sulla bocca. La giovane ha opposto resistenza, riuscendo a respingere il tentativo. L'uomo l'avrebbe quindi spinta verso uno stanzino della scuola, pronunciando una frase dai connotati inequivocabilmente sessisti e inquietanti: «Peccato che sei troppo piccola».

La reazione della ragazza è stata quella di allontanarsi immediatamente dai locali scolastici. Ancora profondamente scossa dall'accaduto, ha trovato il coraggio di raccontare quanto subito ai propri genitori e successivamente alle autorità competenti. All'interno della scuola, si è confessata anche con una insegnante di cui aveva fiducia. La segnalazione ha attivato rapidamente gli interventi necessari: sono arrivate sul posto le volanti della polizia e la giovane è stata accompagnata presso l'ospedale pediatrico Gaslini di Genova per gli accertamenti medici del caso e la documentazione clinica dell'episodio.

Questa vicenda si inserisce nel contesto più ampio delle segnalazioni di comportamenti inappropriati all'interno delle strutture scolastiche italiane, sollevando nuove questioni sulla sicurezza e la tutela dei minori negli ambienti educativi. L'episodio genovese rappresenta un caso dove la prontezza della vittima nel denunciare e il supporto della comunità scolastica hanno permesso di attivare un procedimento penale che potrebbe costituire un deterrente per comportamenti di questo genere. L'esito dell'udienza preliminare e il possibile processo rappresenteranno un momento cruciale per valutare la responsabilità dell'imputato e per il percorso di giustizia della giovane vittima.